- Scritto da Barbara Lanza
- Categoria: Racconti
Il gatto nel pollaio
Ci sono rapporti tra nonni e nipoti davvero speciali, che tutti avremmo voluto avere. Questo racconto è per loro e, in particolare, per Andrea e suo nonno.
Il giorno in cui Alex conobbe Macchia aveva da poco compiuto dieci anni.
Vi starete chiedendo chi sia Alex e chi sia Macchia. Alex era un bambino e, come tutti i bambini, amava tantissimo giocare, soprattutto ai videogiochi. Macchia era un gatto, ma non un gatto come tutti gli altri. O meglio, le sue sembianze erano esattamente quelle di un gatto: aveva la coda, sottile e nera, il pelo corto nero, con una macchia arancione sulla schiena (da qui il suo nome), lunghi baffi bianchi che cingevano, ritti, il suo adorabile nasino rosa, e piccoli occhietti verde smeraldo. A vederlo, era proprio un bel gatto. Ma l’aspetto era tutto ciò che condivideva con il mondo felino.
Macchia era nato, insieme ad altri tre fratellini, da Nerina, l’amatissima gatta di nonno Felice, il nonno materno di Alex che viveva in campagna.

L'estate era arrivata, puntuale e sicura, una porta aperta sul ritorno a una nuova stagione. Le case dei vacanzieri aprivano i loro battenti, lunghi viaggi per ritrovare le radici di un tempo ideale da assaporare lentamente per risvegliare pensieri stanchi e piatti. C'era nell'aria un sapore di festa, saluti e racconti per riscoprire insieme legami, relazioni, occasioni, ricordi di un anno di lontananza. La vicinanza reale tra i vicini di casa era un ponte che esprimeva sostegno e sicurezza, accoglienza e complicità, amicizia e rispetto. Il panorama era unico: mare, monti e dolci colline ad abbracciare una bellezza ancora incontaminata e immutata nel corso del tempo.
Mi trovavo in un grande giardino, in cui c’erano tanti alberi, una fattoria con un pollaio e un porcile con tanti maialini. Mi piaceva tanto guardare quei maialini: li vedevo così strani, con quella pelle così rosa e quei peli così bianchi, quella coda così piccola e attorcigliata e quel grugnito che sentivo di continuo “Rum, rum, rum”. Come era bello stare lì all’aperto e guardare tutte quelle meraviglie del creato! Quello che più mi colpì fu un vecchio albero di ciliegie, era così grande e carico di frutti che, avvicinandomi, sembrava mi dicesse “Mangiami”. Così mi accostai per prendere qualche ciliegia, ma a un certo punto sentii delle voci che si avvicinavano sempre di più, e mi nascosi per vedere chi fosse.
Quella mattina per Gutta non era come tutte le altre.