In un paese bellissimo dove non c'erano leggi e codici, dove ci si sentiva liberi di giocare, di pensare, di correre in mezzo ai prati e alle montagne, di camminare nel verde, si trovava al centro di un bosco, racchiusa in una nicchia alberata, una casetta tranquilla. In questo paradiso, dove si aveva la sensazione di poter sfiorare con mano tutta la bellezza di quel mondo meraviglioso, viveva Elena, una bambina vivace e coraggiosa, e i suoi genitori.
«Oggi vi parlerò dei quattro elementi naturali da cui, secondo antichi filosofi, hanno origine tutte le sostanze esistenti: il fuoco, l’aria, la terra e l’acqua.»
Con queste parole la maestra Paola, appena entrata in aula, aveva annunciato alla classe l’argomento della lezione di scienze, la materia che Tarek amava più di tutte e che seguiva sempre con grande attenzione e concentrazione. Com’era suo solito, la maestra aveva preparato una lezione animata, che consisteva in una sequenza di immagini, proiettate da un fascio luminoso sulla parete bianca posta alle spalle della cattedra, che lei di volta in volta commentava avvalendosi dell’ausilio di una bacchetta, lunga e sottile, con cui indicava questo o quell’altro particolare della foto.
Presentò i quattro elementi, partendo dal fuoco, e proseguì con gli altri nello stesso ordine con cui li aveva enunciati all’inizio della lezione. Dopo aver visionato immagini di legna che ardeva e boschi in fiamme, di palloncini e mongolfiere, di campi arati e paesaggi montani, giunse il turno del quarto e ultimo elemento. La maestra aveva scelto come prima immagine quella di un bicchiere di vetro colorato riempito d’acqua e, come seconda, quella di una barca galleggiante al centro di uno sterminato spazio blu: il Mar Mediterraneo.
In una casa azzurra, con le finestre circolari e un grande giardino, abitava un bambino di nove anni dai capelli color del grano.
Leo, così lo chiamavano tutti, si alzava sempre presto al mattino, beveva una tazza di latte con i corn-flakes e poi, con tanta fatica, si preparava ad andare a scuola.
Solo al pensiero di tutti quei numeri che lo aspettavano, quelle lettere incomprensibili e quelle frasi senza senso, gli veniva da tremare.
Ogni giorno era sempre la stessa solfa ma, quella mattina sembrava fosse peggio di tutte le altre perchè si sentiva stanco e sconfitto. Durante la notte, aveva dormito male e aveva fatto sogni terribili. Piccoli mostri a forma di lettera che lo inseguivano, strani alieni con sembianze di numero che lo volevano mangiare e tutti che ridevano e si prendevano gioco di lui.