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Racconti

  • Scritto da Gianluca Giunchiglia
  • Categoria: Racconti

La maestra Renata

Oggi fuori piove, il sole se n’è andato da qualche parte e non si fa vedere.
La scuola è appena cominciata e i bambini fanno fatica a stare seduti. Sono inquieti perché con questo tempo la maestra Renata non può portarli in giardino a giocare.
Lei è alla lavagna con i suoi gessetti colorati e spiega matematica.
C’è Andrea che guarda dalla finestra i pini che si inzuppano d’acqua, e pensa: uffa! Voglio giocare a pallone!

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  • Scritto da Gianluca Giunchiglia
  • Categoria: Racconti

La zingara

C’era una volta nel bosco in un luogo lontano, una zingara che viveva sola perché si era innamorata di un liquido molto famoso di nome vino. Per lui aveva fatto di tutto, aveva lasciato il marito e i figli. Non che non volesse loro bene, anzi, ma il vino era tutto, poteva sostituire chiunque, senza eccezioni per nessuno! Era una donna che si mostrava sempre allegra, anche se non lo era perché viveva per il bere. Le persone accanto stavano male nel vederla così e a lei questo pesava molto. Le dispiaceva dare sofferenza agli altri oltre che a se stessa.

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  • Scritto da Gianluca Giunchiglia
  • Categoria: Racconti

Tappeto rosso sul mare

Dal seggiolino su cui era seduto, Carlo non riusciva a vedere la strada. Un po’ perché era troppo lontano dall’autista, e poi perché i soliti di sempre, Mattia, Lorenzo e Federico si prendevano a spintoni e lottavano come scimmioni coprendogli la visuale.
A scuola non era andata bene, la prof d’Italiano l’aveva ripreso più volte e alla fine l’aveva sbattuto fuori dall’aula. - Carlo! Esci! - diceva indicandogli la porta ogni volta che lo trovava a sgomitarsi con Andrea all’ultimo banco. – Sempre io! – le rispondeva seccato, poi sbatteva la porta e se ne andava in bagno.

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  • Scritto da Gianluca Giunchiglia
  • Categoria: Racconti

Cassa venticinque

Viola è in bagno e si sta vestendo. Si è appena abbassata per allacciarsi le scarpe, quando dalla cucina sente la voce della mamma che urla: - Fai tardi a lavoro!
Non ci fa neanche più caso a quella voce. È la stessa di sempre che l’accompagna da quando è nata. Prende una stringa con la destra, l’altra con la sinistra, piano, con un movimento lento, come se non riuscisse più in quell’automatismo. Le tremano le mani mentre risuona come un’eco quella voce. Stringe i denti e pensa: mi mette fretta e mi annodo come queste stringhe! Maledette, maledette stringhe!

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