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Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione: una sfida pedagogica - Una rivoluzione cognitiva


Le TIC comportano una rivoluzione cognitiva

 A titolo di esempio si tratterà sinteticamente di Internet e dell’effetto che inevitabilmente avrà nel modificare radicalmente il nostro rapporto con la conoscenza e con la memoria culturale, proprio come è già accaduto per le  precedenti rivoluzioni cognitive segnate dalla comparsa della scrittura e dall’avvento della stampa.In primo luogo Internet offre nuovi mezzi di conservazione, accesso e recupero dell’informazione.

In rapporto alla funzione di conservazione e di immagazzinamento dell’informazione, la rete è, come la scrittura, come il libro stampato, un dispositivo di memoria esterno alla mente dell’uomo, ma a differenza della scrittura e della pagina stampata, Internet è un supporto attivo in quanto offre molteplici possibilità a chi naviga nell’informazione, di arricchirla, ristrutturarla, aggiornarla, integrarla, attraverso forme di interattività.
Come la scrittura e la stampa, Internet ridistribuisce la memoria culturale, modificando però straordinariamente, rispetto alla stampa, i costi e i tempi di questa redistribuzione, in direzione di un abbassamento dei primi e di una velocizzazione massima dei secondi. La novità dirompente della rete tuttavia risiede nelle nuove possibilità di accesso e di recupero dell’informazione che essa offre: sotto questo aspetto occorre dire che, introducendo nuove e  sempre più efficienti forme di gestione della meta-memoria, è stata in grado di esternalizzare  questa funzione cognitiva, ben più complessa della memoria stessa, con cui la mente acquisisce la capacità di orientarsi nella memoria, di dare significato alle informazioni in essa immagazzinate e quindi di renderle reperibili in modo pertinente.

Come Derrick De Kerckhove giustamente sottolinea, l’esistenza della rete nella nostra epoca, che definisce era elettronica, ha reso disponibile una quantità incredibile di conoscenza in tempo reale, come se questa risiedesse nella nostra mente. Nel parlare di ipertinenza, il sociologo canadese si riferisce all’altissima precisione che oggi hanno raggiunto motori di ricerca del calibro di Google i quali danno accesso ad informazioni in modo così rapido e preciso da  essere estremamente simili al modo in cui la nostra mente ci rende disponibili le informazioni e le conoscenze immagazzinate in memoria.

Internet è innegabilmente un artefatto cognitivo, se con questo termine intendiamo quegli oggetti o quei processi che svolgono in maniera più efficiente delle funzioni cognitive [5], ma c’è di più: non bisogna in alcun modo dimenticare che assai spesso gli effetti cognitivi di un artefatto vanno molto oltre quelli che erano stati pensati e previsti dal progettista. Internet ad esempio offre all’utente affordances [6] di tipo mnemonico e di tipo relazionale, in altre parole si offre da un lato, e come primo effetto, in qualità di colossale magazzino dell’informazione, dall’altro, e in seconda istanza, come dispositivo per comunicare e quindi per mettere in relazione le persone. 

Le potenzialità più elevate di questo mezzo, tuttavia, è oggi unanimemente riconosciuto, risiedono proprio nell’integrazione fra le opportunità informative e relazionali insite nel mezzo, inizialmente imprevedibile. Si pensi alle comunità virtuali, siano esse di apprendimento o di pratiche, in cui appunto questa integrazione genera quella che De Kerckhove definisce l’intelligenza connettiva, una forma di pensiero condiviso. Lavorare insieme su uno stesso compito con persone fisicamente distanti, in taluni casi anche culturalmente distanti, diverse per forme di intelligenza, stili di pensiero, grado di abilità raggiunte in relazione al compito, crea una potenzialità straordinaria, accresce alla massima potenza quello che potrebbe essere il lavoro di un gruppo classe o di un sottogruppo.

La comunità virtuale diviene una fucina di idee, un luogo di incontro di differenti punti di vista, luogo privilegiato per il verificarsi del conflitto cognitivo, che tanta parte ha nel processo di apprendimento, luogo di incontro di tante zone di sviluppo prossimale e dunque luogo di sviluppo e di apprendimento per eccellenza. Ciò che avviene ad esempio in un forum di discussione messo a disposizione di una comunità virtuale è molto più di quanto si verifica nel corso di una normale discussione in presenza, sia per la possibilità che i tempi della comunicazione asincrona offrono di ponderare e strutturare opportunamente e costruttivamente gli interventi, sia perché si ha una conservazione, un tracciamento ripercorribile delle interazioni avvenute tra i partecipanti, a differenza della natura effimera del discorso orale.

La rete ha creato quel fenomeno, definito inverted eye, di esternalizzazione del pensiero che si realizzerebbe di fronte allo schermo, nel momento in cui, decidendo di immettere le proprie conoscenze e il proprio pensiero nella rete, si verificherebbe un movimento inverso a quello della visione, in cui l’immagine del mondo entra nella mente, una migrazione della propria visione del mondo all’esterno, che diviene dominio della rete e delle tante intelligenze che la rete è in grado di connettere.[7]