- Categoria: Monografie
Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione: una sfida pedagogica - L'attenzione alla ricerca educativa
Article Index
L’attenzione alla ricerca educativa
L’Italia, si sa, è un paese dove la ricerca in genere non prospera e meno che mai la ricerca in campo educativo, che è comunque insufficiente anche in paesi più attenti e con tradizioni più forti in questo settore. Tuttavia per quanto attiene la ricerca educativa sull’uso delle TIC un valido contributo ci viene offerto dall’agenzia britannica BECTA (British Educational Communication and Technology Agency) che ha elaborato numerosi rapporti per conto del Dipartimento dell’Educazione britannico in relazione allo stato della questione[10].In sintesi questo è quanto la ricerca educativa ha messo in luce sull’uso delle TIC in contesti di apprendimento:
- Le TIC non possono essere utilizzate efficacemente in contesti didattici tradizionali, in quanto non dimostrano di migliorare l’efficacia del processo di apprendimento.
- Il fattore chiave che determina la correlazione fra l’impiego didattico delle nuove tecnologie e il successo scolastico è il docente, l’uso che ne fa, l’approccio pedagogico con cui vi si accosta, la sua capacità di inserirle opportunamente nel curriculum, la chiarezza degli obiettivi che intende perseguire, l’esperienza che possiede nella strutturazione delle attività e nel controllo dell’intero processo.
- Le TIC offrono il massimo delle loro potenzialità se vengono utilizzate in contesti che esaltano forme di apprendimento collaborativo. Fra le ICT e l’apprendimento collaborativo esisterebbe una sorta di circolo virtuoso in cui l’uso delle tecnologie è potenziato dall’apprendimento collaborativo e al tempo stesso promuove e favorisce queste forme di apprendimento.
- L’efficacia d’uso delle TIC nella didattica dipende molto dalla situazione di contesto entro la quale vengono utilizzate: l’efficacia aumenta laddove esistono il supporto e l’incoraggiamento dei dirigenti scolastici, un clima di collaborazione fra colleghi e l’abitudine alla condivisione delle esperienze realizzate, un’abitudine alla formazione dei docenti sull’argomento non episodica, ma parte integrante del percorso professionale e del suo sviluppo e soprattutto laddove l’uso delle TIC non è sporadico, ma regolarmente e trasversalmente inserito nell’attività didattica. Tutta la ricerca svolta fin’ora mostra che i docenti che possono essere annoverati fra i buoni utilizzatori non sono necessariamente dei “super-esperti” dell’informatica. Molto spesso essi padroneggiano un solo tipo di software, ma il loro segreto consiste nell’essersi in un certo senso specializzati in tale uso e nell’averlo promosso in modo regolare, abituale nella didattica.
- L’uso didattico delle TIC ha effetti importanti sull’innalzamento della motivazione, sull’attitudine all’apprendimento e allo studio, aumenta spesso il tempo che gli allievi dedicano spontaneamente allo studio e all’esecuzione dei compiti, a patto che sia regolare e trasversale (cross-curricular). Si è osservato un effetto di innalzamento dell’autostima anche con bambini disabili e con soggetti fortemente demotivati. In particolare il progetto Notschool.net, che ha coinvolto nel 2001 in una comunità virtuale di apprendimento molti giovani che a causa dei ripetuti insuccessi avevano abbandonato gli studi, ha mostrato che l’effetto di innalzamento della motivazione è spesso legato al clima particolare che si crea nella comunità, definito, con termine anglosassone “interthinking”, ovvero la possibilità di combinare le risorse mentali dell’individuo insieme a quelle di altri membri della comunità per risolvere insieme problemi.
- L’uso delle TIC potenzia la sua efficacia quando è abbinato ad una didattica basata sul problem solving e, anche in questo caso, le comunità di apprendimento, dove si sviluppano dinamiche collaborative tra pari, si mostrano particolarmente favorevoli ad un aumento degli apprendimenti significativi, a patto che, specie all’interno dei forum di discussione, siano presenti figure in grado di svolgere un ruolo di facilitatori e in grado di dispensare ai partecipanti quelle tipologie di scaffolding che sono indispensabili per agire all’interno delle zone di sviluppo prossimale.[11]
- L’uso delle nuove tecnologie nelle discipline matematiche e scientifiche, quando i docenti hanno un approccio didattico di tipo vygotskiano, è in grado di favorire negli alunni una visione dell’apprendimento non più come attività legata alla memorizzazione di nozioni, ma al pensiero e alla comprensione
- Ancora, le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione comportano un mutamento del ruolo del docente, in linea con la trasformazione dell’ambiente di apprendimento che queste esigono. Il nuovo modello cessa di essere “teacher-centred”, il docente perde la tradizionale funzione di centro di autorità, di trasmettitore delle conoscenze, per assumere le vesti di regista e orchestratore di situazioni di apprendimento, di facilitatore dei processi di apprendimento, conformemente a quello che solitamente è il ruolo del docente in contesti non direttivi di apprendimento collaborativo. Ciò non comporta, come alcuni pensano, una perdita di credibilità e di autorevolezza della figura dell’insegnante, né la perdita del controllo dei processi di insegnamento apprendimento. Al contrario. Gli ambienti collaborativi richiedono una strutturazione molto impegnativa delle situazioni didattiche, un serio piano di razionalizzazione delle attività, una capacità considerevole di mantenere differenti forme di controllo, da quello dei processi all’accertamento degli apprendimenti. Certo è che in qualche maniera le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione aprono all’imprevisto e richiedono al docente nuove forme di flessibilità e anche il coraggio e la consapevolezza derivanti dall’abbandono di tracciati didattici in cui tutto è perfettamente programmato ed offre l’illusione di portare con sé conseguenze piuttosto prevedibili. L’uso della rete come immenso deposito di informazione e come strumento per dare vita a comunità di discenti impegnati nella realizzazione di progetti comuni, apre il contesto didattico all’imprevisto, sia dell’informazione che potrebbe essere reperita, sia degli stimoli derivanti dal contatto con altri gruppi di discenti, le cui conseguenze non saremo in grado di prevedere in anticipo. Il nuovo contesto di apprendimento diviene in tal modo un contesto in cui le opportunità educative che di volta in volta si possono cogliere prevalgono sull’esigenza di definire percorsi rigidamente programmati, il che si traduce in una maggiore ricchezza del percorso educativo e per il docente in esigenza imprescindibile di acquisire la capacità di ristrutturare il proprio lavoro in itinere senza che esso abbia a perdere gli obiettivi inizialmente prefissati. Ciò significa lavorare in contesti aperti, molto differenti dalla situazione di isolamento e di autoreferenzialità in cui troppo spesso viene a trovarsi l’agire didattico.
- La ricerca ci propone un’altra importante evidenza: l’efficacia nell’uso didattico delle TIC è influenzata dalle percezioni degli insegnanti su queste tecnologie e dalla fiducia che essi nutrono nel loro valore pedagogico, nel senso che percezioni positive ed elevata fiducia sono correlate ad un più elevato successo scolastico in situazioni di apprendimento che coinvolgono l’uso di tali tecnologie. In altre parole il buon utilizzatore è il docente che ci crede.

