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Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione: una sfida pedagogica - Luoghi comuni sul computer
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Il Computer non favorisce l’isolamento
Le TIC, contrariamente a quanto inizialmente i detrattori avevano sostenuto, aprendo nuovi spazi per comunicare ed offrendo nuove forme di comunicazione, hanno portato alla luce il bisogno di esprimersi, di parlare di sé, di far ascoltare la propria voce. Mai come in questo momento c’è stata tanta ansia e tanto desiderio di scrivere, di narrarsi, anche in forma privata o di confessione, come dimostra l’inaspettato proliferare di siti Blog (Web-Log) e al loro interno l’incredibile aumento dei contatti che ogni giorno si verificano fra le persone comuni e i blogger. Il blogger scrive di sé, scrive di politica, commenta fatti di attualità, offre la propria visione del mondo agli altri e gli altri la raccolgono, si confrontano, la commentano, entrano in conflitto, ma comunicano.
Poco importa a questo punto la questione dell’identità dei comunicanti, o il fenomeno dei mascheramenti: è sorprendente e bellissimo riscontrare che la gente ha voglia di comunicare, di scambiarsi idee, punti di vista, conoscenze, e attraverso la rete ha visto esplodere una modalità accattivante e facilissima per farlo.La rete dunque incoraggia a comunicare e, ovviamente, a comunicare in forma scritta: come sottovalutare la potenzialità didattica di questo fenomeno?
Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, ma lentamente anche in Itlaia, la potenzialità didattica dei Blog è stata avvertita e sfruttata e attraverso i blog vengono gestiti progetti diversi da differenti comunità virtuali, da quelle di discenti a quelle di pratiche, formate da professionisti.
L’University of California, Los Angeles (UCLA), con la ricerca condotta sull’impatto dell’uso di Internet sui comportamenti e sullo stile di vita delle persone di 14 paesi del mondo, ci rivela che il moderno utente della rete è molto diverso dal ritratto che alcuni anni fa gli apocalittici ne avevano tracciato. In altre parole non è un disadattato sociale, un emarginato, una persona priva di relazioni interpersonali faccia a faccia, ma addirittura è creatura molto più sociale e vivace del non utente, in quanto rivela di trascorrere mediamente una porzione maggiore di tempo non solo insieme agli amici, ma anche nella lettura di libri e nell’esercizio dell’attività fisica. L’indagine mostra con evidenza come l’utente della rete sia mediamente più colto del non utente e trascorra molto meno tempo a guardare la TV, inoltre mette in luce un elemento di grande importanza: i paesi più altamente tecnologizzati e che meglio hanno sfruttato il potenziale educativo delle nuove tecnologie, come la Svezia, sono quelli i cui abitanti trascorrono mediamente meno tempo in rete.[8]
Il Computer non impigrisce le facoltà cognitive
Le TIC offrono una vera e propria palestra per la formazione e l’esercizio delle abilità metacognitive; basti pensare a come la navigazione ipertestuale, nella scelta continua che impone ai fruitori, renda sempre più autonomo e più consapevole il processo di costruzione della conoscenza. Al tempo stesso l’attività di costruzione di prodotti destinati alla navigazione ipertestuale, richiede al creatore non più e non soltanto di esporre conoscenze, ma obbliga a riflettere sul modo in cui disporre e collegarle fra loro, lo costringe a pensare a come un potenziale fruitore entrerebbe in contatto con le conoscenze, ai percorsi che potrebbe scegliere e che devono essergli consentiti e agevolati, gli impone di collocarsi dal punto di vista di fruitori diversi, che potrebbero desiderare percorsi diversi, alternativi.
Ancora: il creatore di un prodotto ipertestuale ha a disposizione molteplici codici per veicolare i contenuti di conoscenza e può quindi cercare fra un ampio ventaglio di possibilità, la forma più efficace e più pregnante per comunicare un messaggio attraverso codici differenti, in forma integrata. Non solo dunque ha a disposizione una miniera di possibilità espressive, ma è anche chiamato a riflettere sulla loro efficacia e sulle modalità in cui tali forme possono insieme integrarsi e specializzarsi per comunicare un medesimo contenuto o contenuti differenti.
In forma ancora più semplice le presentazioni multimediali offrono possibilità non sempre comprese nel processo di insegnamento-appprendimento. All’insegnante e al discente, ma soprattutto a quest’ultimo. Presentare con un supporto di tipo multimediale delle conoscenze apprese, è ben altra cosa che condurre un colloquio con il docente fatto di domande e risposte. In primo luogo chi espone deve avere un’idea molto chiara del contenuto nella sua visione complessiva: l’argomento deve essere stato compreso nel suo significato d’insieme e questo è un requisito indispensabile perché possa essere presentato e quindi anche scomposto, suddiviso, analizzato nelle sue parti costitutive. Pensare di dover esporre ad altri fa compiere necessariamente scelte in direzione della chiarezza e dell’efficacia: l’alunno sa che non avrà a disposizione il supporto della domanda del docente, sa che dovrà essere autonomo ed esauriente nella sua esposizione, sa anche che potrà essere esposto alle domande dei suoi compagni, in veste di destinatari del messaggio e sarà quindi chiamato, in un certo senso, anche a prevedere le questioni che potranno eventualmente sorgere, in modo da non trovarsi poi in imbarazzo nel momento in cui dovrà fornire le risposte. Insomma tutte queste operazioni richiedono un serio lavoro di comprensione, assimilazione e rielaborazione dei contenuti di apprendimento, che solo raramente avviene in previsione di una tradizionale interrogazione. I semplicissimi ed utilizzatissimi software Word Processor, ad esempio, sbloccano lo studente reticente di fronte alla pagina bianca. La percezione della non definitività della scrittura, l’opportunità di effettuare correzioni veloci, tagli, aggiunte, spostamenti, generalmente ha l’effetto di incoraggiare l’approccio alla scrittura. Nei più versati ha addirittura un effetto generativo, nel senso che li spinge a scrivere di più, li aiuta a perfezionarsi e a sperimentare forme espressive nuove, data la possibilità di integrare la parola con immagini, disegni, grafici [9].
Anche quando la scuola dispone di un proprio ambiente on-line che offre la possibilità di creare forum di discussione, si può osservare che far seguire alla spiegazione di un argomento, o a una discussione fatta in classe, un forum, ha effetti molto importanti. In primo luogo l’offerta di un’opportunità di dilatare il tempo dedicato all’argomento, che, in tal modo, non viene relegato al contesto scolastico, ma portato fuori, sottoposto ad una riflessione, ad una rielaborazione. Il tempo concesso alla comunicazione asincrona, modalità che caratterizza il forum, dà modo ai contenuti di sedimentarsi, di essere ripensati, rielaborati e all’intervento di essere opportunamente formulato in modo chiaro e corretto. Nascono nuove idee non emerse in classe, il confronto si arricchisce, si vivacizza, ognuno ha il tempo e l’opportunità, anche quelli che solitamente in presenza sono ostacolati dalla loro timidezza o dalla ritrosia ad intervenire, di offrire il proprio contributo creativo alla discussione e nella socializzazione, soprattutto in questa particolare forma di socializzazione che si è mostrata assai feconda, la conoscenza si costruisce, si problematizza, viene sottoposta al vaglio della critica, se ne acquisisce una visione intersoggettiva e pertanto poliprospettica.
Pensiamo ancora ai software di simulazione, al contributo fondamentale che possono dare a discipline come le scienze o l’astronomia, con la possibilità, non solo di osservare fenomeni altrimenti non osservabili, ma, cosa ben più importante, manipolare questi fenomeni intervenendo sulle variabili che li determinano, in modo da verificare direttamente gli effetti della variazione di condizioni. In questo modo l’apprendimento di certi concetti o lo studio di determinati fenomeni risultano facilitati in quanto, supportati dall’osservazione diretta, escono dal dominio del teorico per entrare a far parte del dominio dello sperimentabile, del concreto.
Quanto si è detto finora dovrebbe essere almeno sufficiente a sgombrare il campo da pregiudizi negativi sugli effetti delle nuove tecnologie e dal luogo comune che queste possono benissimo essere sostituite da tecnologie più tradizionali e più povere. Anzi, diremo proprio che quest’ultimo luogo comune è soggetto a sviluppi pericolosissimi che rendono la tecnologia a scuola, a causa di un approccio e quindi di un uso scorretti, assolutamente improduttiva.

