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Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione: una sfida pedagogica - Conclusioni

Riflettere sulle barriere

Per concludere sembra interessante illustrare rapidamente quali sono gli ostacoli individuati dalla ricerca educativa ad un uso proficuo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione nella didattica. Possiamo facilmente suddividerli in due grandi categorie[12]:

  • Ostacoli  che si collocano a livello individuale del singolo docente;
  • Ostacoli che si collocano a livello istituzionale, di scuola, di struttura.

All’interno della prima categoria i docenti richiamano in primo luogo la mancanza di tempo richiesto per formarsi, per programmare le attività didattiche, per reperire le risorse e preparare il materiale, in secondo luogo la loro scarsa confidenza con la tecnologia. Rivestono però un interesse a nostro parere molto più grande alcune voci che la dicono lunga sulle percezioni dei docenti e sulle angosce che sempre si affacciano all’immaginario di chi è alle prese con una qualche forma di innovazione. I docenti riferiscono in un elevato numero di casi delle vere e proprie paure, come quella di essere messi in difficoltà dalla maggiore esperienza degli alunni o dalla possibile insorgenza di problemi tecnici cui non sarebbero in grado di far fronte, eventi che, a detta dei docenti,  potrebbero condurre ad una perdita di status e di credibilità. Vi sono poi le percezioni negative circa l’improduttività dell’uso didattico del computer o la sua difficoltà d’uso e infine la carenza di motivazione a rivedere pratiche didattiche consolidatesi nel tempo.A livello istituzionale, invece, i principali ostacoli riguardano ancora l’insufficienza delle dotazioni, la difficoltà di accesso ai laboratori di informatica, specie per i docenti che non insegnano questa disciplina o discipline affini, l’obsolescenza e l’inaffidabilità delle attrezzature e dei software.

Si segnalano tuttavia, in una posizione di rilevo, anche le lamentele per la mancanza di supporto tecnico e istituzionale,  dove per supporto istituzionale deve intendesi la mancata motivazione dei dirigenti scolastici ad implementare l’innovazione, con le conseguenti trasformazioni organizzative comportate.



Una epistemologia per le TIC

Tutto quanto è stato fin’ora evidenziato come portato dell’insostituibile lavoro svolto dalla ricerca educativa, mette in luce una grande evidenza: se l’approccio pedagogico che guida i docenti  aderisce ad una visione dell’apprendimento come trasferimento di contenuti e nozioni dal docente al discente, se il modello di scuola che hanno presente e sul quale pensano di poter collocare la didattica con le nuove tecnologie è la “scuola-auditorium”, allora potremo essere certi che nonostante le macchine a disposizione, anche le più sofisticate, nonostante il software e le sue innumerevoli potenzialità, la scuola continuerà a non cambiare e le tecnologie disponibili continueranno a far bella mostra di sé nei laboratori di informatica, utilizzate dai docenti della disciplina e forse da qualche docente di matematica, ma per lo più sconosciute alla maggioranza e guardate anche con un certo disprezzo. Si sarà trattato allora di un investimento inutile. Se invece i docenti saranno disponibili a passare da una concezione di scuola come luogo di trasmissione delle conoscenze (didattica centrata sul processo di insegnamento), a quella di scuola come ambiente di apprendimento, allora si sarà già a buon punto ed una graduale adesione ai paradigmi epistemologici del costruttivismo sociale preparerà al meglio il terreno per una proficua integrazione delle TIC nella didattica.Ma che cos’è un ambiente di apprendimento, in che cosa si differenzia dall’aula in cui siamo abituati ad operare?
L'ambiente d'apprendimento costruttivista è un luogo, reale o virtuale, in cui gli studenti possono lavorare insieme ed aiutarsi a vicenda per imparare ad usare una molteplicità di strumenti e risorse informative nel comune perseguimento di obiettivi di apprendimento e di attività di
problem solving.
La filosofia educativa costruttivista, infatti,  interpreta la conoscenza come insieme di significati costruiti con l'intelligenza, attraverso l'interazione con il proprio ambiente , ricco di strumenti e di risorse, in cui il soggetto si appropria dei modi di vedere e di agire di un gruppo di cui è parte integrante (prospettiva situazionista).

Nell’ambiente di apprendimento costruttivista l’allievo non opera da solo ma prevalentemente in gruppi collaborativi, nell’ambito dei quali si sviluppa l’importante fenomeno del conflitto cognitivo, frutto del confronto fra intelligenze e punti di vista diversi e motore dell’adattamento. La dimensione sociale dell’apprendimento, le interazioni, gli scambi che si verificano all’interno di un gruppo di lavoro, specie se formato da individui con intelligenze e capacità differenti, permette di agire  sulle Zone di Sviluppo Prossimali degli individui, stimolando l’apprendimento e portando i soggetti ad accrescere continuamente le proprie capacità cognitive[13].
Nell’ambiente costruttivista si dà importanza della dimensione pratica, per far sì che l’esperienza di apprendimento non sia relegata alla sola sfera teorica, con l’effetto di  fornire conoscenze che risultano spesso anacronistiche e inapplicabili oltre che difficilmente utilizzabili in contesti d’uso, ma si avvalga anche dell’esperienza concreta, in situazione.Solo muovendosi all’interno di questa cornice teorica di riferimento la ricerca ci ha dimostrato che è possibile contare sulle potenzialità educative e formative delle nuove tecnologie, fuori di questo quadro ogni tentativo sarà di scarso valore  e continuerà a sbilanciare il rapporto costi-benefici relativo all’introduzione delle tecnologie informatiche nella scuola in direzione dei costi.



Note:

[1] Goody Jack, La Logica della scrittura e l'organizzazione della società, Einaudi, Torino, 1988
[2] Su questo argomento si veda la trattazione di Pier Cesare Rivoltella in: Teoria della comunicazione, La Scuola, Brescia 1998
[3] Simone, Raffaele (2000), La Terza Fase, Laterza, Roma-Bari, 2000
[4] La definizione è ancora di Raffele Simone, op. cit., pag. 69.
[5] Hutchins, E.,  “Cognitive Artifacts “,  in MIT Encyclopedia of Cognitive Sciences, MIT Press, 1999; Norman D. (1993), Things that make us smart, Perseus Books, Cambridge, MA, 1993, trad. It., Le cose che ci fanno intelligenti, Feltrinelli, 1995.
[6] Il significato della parola affordance, oggi diffusissima nella lingua anglosassone per quanto riguarda il campo delle TIC, ma non reperibile nei dizionari di lingua inglese, è approssimativamente “risorsa, opportunità”. Il termine è stato coniato dallo psicologo della percezione J.J. Gibson.  Si riferisce alle risorse e alle opportunità che un ambiente offre ad un organismo che possiede gli strumenti cognitivi adeguati a coglierle, agli inviti che l’ambiente rivolge all’utente ad essere usato in un determinato modo. Gibson, J.J., The Ecological Approach to Visual Perception, Houghton Mifflin, Boston, 1979.
[7] De Kerckhove Derrick, L’architettura dell’intelligenza, Testo e Immagine, Torino, 2001
[8] Il rapporto ella ricerca, denominata World Internet Project è disponibile on line sul sito dell’UCLA Center for Communication Policy al seguente URL:  http://www.ccp.ucla.edu/pages/internet-report.asp.
[9] In un testo ormai datato Giorgio Olimpo parlava a buon diritto di  “perfezionamento ideativo” per suggerire l’idea che gli oggetti informatici sono più facilmente modificabili e quindi meno definitivi di altri tipi di oggetti.
Vedasi: Ferrari M., Midoro V., Olimpo G. (1985), Il computer nella didattica, SEI, Torino, 1985
[10] M. COX, M. WEBB, C. ABBOTT, B. BLAKELEY, T: BEAUCHAMP, V. RHODES,  ICT and pedagogy. A review of the research literature, in “ICT in Schools Research and Evaluation Series”, n. 17 e 18
[11] Si veda a questo proposito la ricerca presentata sul Canadian Journal of Learning and Technology, Vol. 29 (3), 2003: Zahng, K., Peck K.L., (2003), “The effect of peer-controlled or moderated Online collaboration on Group Problem Solving and relates attitudes”.
[12] Si veda il rapporto di ricerca  What the research says about barriers to the use of ICT in teaching, in http://www.becta.org.uk/research/ictrn/
[13] La Zona di Sviluppo Prossimale è la zona cognitiva entro la quale uno studente riesce a svolgere, con il sostegno (scaffolding) di un adulto o in collaborazione con un pari più capace, attraverso la mediazione degli scambi comunicativi, compiti che non sarebbe in grado di svolgere da solo.
Si tratta in sostanza di una sorta di intervallo cognitivo che  si estende dalle capacità cognitive possedute da un soggetto a quelle  di ordine immediatamente superiore che il soggetto può acquisire attraverso l’interazione con un  partner che lo sostenga e lo guidi.

 

Autore: Alessandra Rucci, Docente di Materie Letterarie e Latino, Pedagogista FIPED, è Dottoranda in Scienze della Formazione presso l'Università degli Studi di Macerata

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 11, Ottobre 2004