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Concetti fondamentali di Psicoimmunologia
La psiconeuroimmunologia è scienza riscoperta solo da circa settant' anni, dopo che per secoli e secoli, fin dal tempo di Cartesio, l’uomo fu considerato come essere scisso fra mente e corpo. Nel periodo precartesiano vi era una integrazione soma-mente (epoca classica: mens sana in corpore sano), mentre con Cartesio questa scissione fu netta e per moltissimi anni, e fin anche alla medicina moderna, si ritenne che il soma fosse completamente distinto dalla mente.
Anche Wilhelm Reich nel 1920 avanzava ipotesi sulle connessioni fra mente e corpo, e Freud stesso le ammetteva col proporre stesso della sua teoria delle pulsioni.
Con Hans Selye ai primi del 1900 questo concetto iniziò a modificarsi. Neuro, psico ed immunologia iniziarono ad integrarsi fra loro. Si pensò che la nostra mente avrebbe potuto influire sulla psiche. Selye iniziò a chiedersi che cosa succedeva nel nostro organismo quando c’erano degli avvenimenti esterni che producevano delle modificazioni dell’omeostasi organismica.
Tali eventi, che oggi noi siamo soliti chiamare stress, o eventi (improvvisi) che inducono una brusca variazione dello stato precedente, provocano quanto esposto nel seguente schema:
Lo stress indebolisce la mente (psiche e neuro), si indeboliscono i sistemi endocrino e immunitario, così ecco (forse) la malattia.
Attenzione: se ogni malattia ha, retrospettivamente, disturbi dell’asse neuro-endocrino dello stress, non tutti gli stress portano a malattia. Cioè: la lettura non può essere bidirezionale.
Se vedete un leone, che chiameremo stressor, la reazione può essere: fuga, attacco, immobilità ecc. Queste modalità sono quasi immediate. Vi è la visione del leone, una decodifica cognitiva, da questa un’emozione e dall’emozione nasce una reazione che può essere sia di fuga che di attacco.
Tutto questo è legato all’escrezione di sostanze: ormoni e neurotrasmettitori.
Ora un leone libero ed affamato è certamente un elemento stressante, ma da cosa dipende la capacità di un oggetto di essere stressante o meno? Lo stressor può essere oggettivamente o comunque statisticamente riconosciuto come stressante, oppure può non essere statisticamente riconosciuto come tale. Se ad esempio vi mostro un micetto, questo può essere considerato stressor o no… dipende dal valore che si dà al gatto. Se penso ad esempio che il gatto mi porta delle malattie, come la linfogranulomatosi da graffio di gatto, io ne avrò terrore e quindi o lotto o fuggo…
Statisticamente si troverà il numero maggiore di persone che trovano il gatto tranquillo, meno quelle che lo considerano stressor.
Sono state eseguite delle ricerche circa gli elementi statisticamente riconosciuti come stressanti. Così ad esempio un lutto, la perdita di una persona cara, è uno degli stressor più alti in assoluto. Anche essere lasciati soli da una persona cara è uno stressor molto intenso. La perdita di un lavoro, il matrimonio, il cambiamento della propria vita, sono tutti elementi stressanti. Così pure la malattia e la sofferenza. Sempre vissute come stressor o meno dall’immediata relazione con cui l’individuo lega la vita precedente all’evento con la vita dopo l’evento: lo stressor sarà tanto più pericoloso quanto più la vita futura sarà diversa da come la immaginavo, a causa dello stressor. Non esiste solo attacco o fuga, ma anche altre reazioni (è il coping, cioè il modo di far fronte a qualche evento esterno). Così se vediamo un leone possiamo decidere di farne bistecche oppure che nulla ci importa di lui, oppure ancora che è piuttosto comico… Il modo di rispondere alle cose è soggettivo. L’evento è sempre lo stesso, diversa e soggettiva è la reazione. Questo perché diversa è l’esperienza precedente mia, l’emozione, il lavoro (il domatore non ha paura del leone)… vi saranno quindi ad incidere sia fattori genetici che fattori appresi ambientali.

