Stop the genocide poster

Uno spazio per la mediazione delle controversie a scuola - Il ruolo della peer mediation

Il ruolo della peer mediation

Benché l’origine del termine possa essere fatto risalire già agli anni Sessanta, è solo in anni recenti che la peer mediation (PM) ha iniziato ad affermarsi come una strategia particolarmente efficace per affrontare le situazioni conflittuali all’interno dei contesti scolastici. La PM è una forma specifica di risoluzione di conflitti che prevede l’intervento di alunni imparziali e non coinvolti nella disputa in veste di mediatori, allo scopo di aiutare gli studenti che sono parte in causa a trovare
soluzioni pacifiche, eque e collaborative rispetto alla controversia in corso. Più precisamente, la finalità della peer mediation è favorire l’empowerment degli alunni aiutandoli a rafforzare le proprie competenze nel gestire con successo i conflitti interpersonali (Johnson, Johnson, 2001; Cantrell, Parks-Savage, Rehfuss, 2007).
Attraverso un percorso di mediazione gli studenti possono imparare che esistono molte forme per reagire al conflitto, tra cui la violenza è quella sicuramente meno efficace. Identificare le cause del conflitto, discuterle e mettere in pratica metodi non violenti di risoluzione delle controversie aiuta gli studenti a divenire consapevoli degli aspetti positivi del conflitto, del fatto che esso appartiene in qualche misura a loro, e soprattutto del potere che essi hanno nel compiere scelte importanti e positive in tal senso. Anche gli insegnanti beneficiano della partecipazione a questa esperienza, in quanto possono imparare a gestire meglio le proprie abilità comunicative e a rivedere il proprio rapporto con l’uso di note o altri strumenti disciplinari.

Le competenze alla mediazione possono essere sviluppate attraverso una metodologia che aiuta gli studenti a ripercorre i principali passaggi che caratterizzano abitualmente il lavoro del mediatore, e che possono essere così sintetizzati:

  • fase introduttiva: il mediatore accoglie i partecipanti, li mette a proprio agio, introduce le regole dell’incontro e spiega in cosa consiste il proprio ruolo, ossia non esprimere un giudizio o prendere una decisione, ma aiutare i partecipanti a cercare di raggiungere un accordo;
  • descrizione dell’accaduto: ogni partecipante racconta la sua versione della storia, senza essere interrotto dalla controparte. È il mediatore a decidere quando i dettagli di entrambi i racconti sono sufficientemente chiari;
  • identificazione di fatti e questioni: utilizzando lo strumento dell’ascolto attivo, il mediatore aiuta i partecipanti a a individuare i fatti e le questioni rispetto alle quali c’è accordo tra le parti. Il mediatore ascolta ciascuno, riassume i punti di vista e verifica che le prospettive reciproche siano state comprese;
  • individuazione di soluzioni alternative: si apre una fase di brainstorming, in cui ognuno viene invitato a pensare a possibili soluzioni del conflitto. Il mediatore prende nota delle soluzioni potenziali e chiede a ciascuna parte di dire la sua a questo riguardo;
  • revisione e discussione delle soluzioni: in base a quanto ogni partecipante ha espresso rispetto alle possibili soluzioni, il mediatore aiuta i partecipanti a trovare la soluzione che risulta più realistica e percorribile, e su cui entrambi possono trovare un accordo;
  • stipula dell’accordo: il mediatore mette per iscritto la soluzione su cui entrambi i partecipanti convergono, e verifica con le parti le modalità operative attraverso cui si impegnano a rispettare l’accordo.

Tali passaggi vengono sviluppati attraverso la discussione con gli studenti di casi di dispute reali che li hanno visti coinvolti, e mediante sessioni di role-playing in cui a turno impersonano il ruolo del mediatore e delle parti in disputa, in modo da sperimentare con l’aiuto dei formatori una ampia gamma di situazioni e di possibili reazioni all’esperienza del negoziato.