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Uno spazio per la mediazione delle controversie a scuola - Un caso di mediazione
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Un caso di mediazione
Le esperienze condotte presso alcune scuole secondarie di primo grado che hanno adottato tale approccio hanno confermato l’efficacia della peer mediation come strategia per dirimere le contese, sia per quanto riguarda la maturazione di capacità autonome di problem solving da parte degli alunni, sia come strumento efficace nel promuovere un clima più sereno e cooperativo nell’interazione tra gli studenti.
Riportiamo un esempio che può aiutare a comprendere meglio il tipo di percorso affrontato in una delle scuole.
Nel corso di una delle prime sessioni dedicate a illustrare la costruzione del percorso di mediazione, il formatore ha sollecitato gli studenti a individuare una situazione che nel passato era stata motivo di conflitto all’interno della scuola. Una studentessa ha immediatamente preso la parola, raccontando che nella classe in cui si stava svolgendo l’incontro una questione di particolare contrasto, ancora aperta in quel momento, era l’uso del cortile durante l’intervallo della mensa. Alla classe era infatti riservata una particolare area del cortile, che i maschi (in maggioranza nella classe) utilizzavano per giocare tutti i giorni a calcio, incuranti delle rimostranze di un gruppo di compagne, che da tempo chiedeva di poter giocare (almeno ogni tanto) a pallavolo. La questione aveva causato discussioni accese, che avevano portato a insulti e spinte tra un gruppo di ragazzi e ragazze. Il coordinatore di classe, intervenuto a dividere la lite, aveva stabilito che nelle due settimane successive nessuno sarebbe uscito in cortile, e l’intervallo mensa sarebbe stato fatto in classe. Ciò aveva provocato un ulteriore malumore tra gli alunni, e un nuovo lancio di accuse reciproche tra maschi e femmine.
Il riferimento a una situazione reale e ancora in atto rappresentava una buona opportunità per dimostrare la reale efficacia della peer mediation nel risolvere una disputa. Al tempo stesso si trattava di un’occasione non esente da rischi, in quanto un eventuale fallimento avrebbe probabilmente compromesso la buona riuscita del corso all’interno della classe. Il primo ostacolo, apparentemente insormontabile per gli studenti, è stato individuare chi facesse da mediatore: gli alunni erano tutti coinvolti in qualche misura nell’episodio, sia direttamente, sia perché avevano preso le parti di uno dei gruppi. La proposta del formatore di chiamare uno studente da un’altra classe in un primo momento è stata accolta positivamente, ma gli studenti si sono poi divisi su un’altra questione, invero importante: la scelta di un mediatore oppure di una mediatrice avrebbe influito fortemente sulla sua capacità di essere imparziale verso i due gruppi. Dopo un iniziale impasse uno degli alunni ha chiesto se era possibile avere due mediatori, un maschio e una femmina. Avendo avuto risposta positiva dal formatore gli alunni hanno quindi individuato due compagni di un’altra classe, presso cui si stava svolgendo un percorso in parallelo sulla peer mediation.
In questo modo si è ottenuto un duplice risultato già in fase iniziale. Il formatore ha mostrato che il vincolo che tutti pensavano fosse obbligatorio (il mediatore deve essere uno interno alla classe) in realtà era solo apparente; lo studente ha poi superato un ulteriore vincolo apparente (il mediatore deve essere uno solo) dimostrando al tempo stesso che anche gli alunni potevano riscrivere con successo le regole. Aver “preso sul serio” la proposta dello studente ha immediatamente cambiato il clima della discussione, in quanto ognuno si sentiva a quel punto stimolato a produrre idee che sarebbero comunque state ascoltate. Ciò, accanto al buon lavoro che indubbiamente i due mediatori sono stati in grado di condurre nella discussione del caso, ha contribuito in modo decisivo all’individuazione di una soluzione accettabile per entrambe le parti: poiché l’interesse di tutti era andare in cortile, gli studenti hanno deciso di dedicare tre giorni al calcio, due alla pallavolo e uno (su proposta di un compagno) a un terzo tipo di attività che ognuno avrebbe proposto a turno all’inizio della settimana.

