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La comunicazione interpersonale nel processo di insegnamento-apprendimento in ambito sportivo - La pragmatica della comunicazione

 

La pragmatica della comunicazione

Secondo Watzlawick ed altri (1967) la comunicazione umana può essere suddivisa in tre settori: quello della sintassi, che, come sapete, analizza le regole, le leggi di una lingua, sia essa verbale, non verbale, cinestesica; poi abbiamo l'ambito della semantica che concerne i significati veicolati dalla sintassi e, l'ambito che più ci interessa, quello della pragmatica.

La pragmatica, in realtà , interagisce strettamente con due aspetti precedenti , ma non si occupa soltanto di segni arbitrari e convenzionali della configurazione delle parole, si occupa anche dei cosiddetti linguaggi non verbali ad essi concomitanti. In tal modo, si definisce comunicazione qualsiasi comportamento che si ha in presenza di un'altra persona. Questo significa per gli istruttori diventare consapevoli del fatto che il proprio comportamento è sempre comunque un comportamento comunicativo, sia esso consapevole o inconsapevole. Può utilizzare linguaggi verbali o non verbali ma anche lo stesso silenzio è interpretabile sulla base di questi effetti pragmatici.

Ciò conduce la pragmatica ad esplicitare la legge della cosiddetta inevitabilità della comunicazione nel senso che non è possibile non comunicare quando siamo in presenza di un altro e a maggior ragione nei processi di insegnamento/apprendimento. Qualsiasi tipo di comunicazione ha due aspetti: in primo luogo l'aspetto di contenuto che riguarda appunto l'informazione e ha il compito di messaggio, di trasmettere informazioni, di trasmettere i saperi che possono concernere una qualsiasi disciplina; in genere utilizza quasi prevalentemente i moduli numerici, cioè segni applicati e convenzionali del linguaggio, ma ci sono anche quelli analogici che noi istruttori ed allenatori utilizziamo ancor di più. In secondo luogo, esiste sempre un aspetto di relazione: qualsiasi informazione al contempo reca altre informazioni sulla natura di questa stessa informazione.

Un esempio pratico. Un allenatore che chiede chiarimenti agli atleti per una lezione appena espletata e nel far questo manifesta una evidente fretta o voglia di "fare subito" perché deve correre in un'altra palestra o piscina rende indubbiamente questa comunicazione in qualche modo incompatibile: da un lato ci ha fornito alcuni aspetti di contenuto, dall'altro produce aspetti di relazione che indicano come questa informazione deve essere recepita; nel caso particolare, gli atleti recepiscono che l'allenatore non ha tempo di fermarsi ancora.

Questi aspetti di relazione nella comunicazione implicano ciò che si chiama "il contesto della metacomunicazione", ossia dell'informazione sulla comunicazione. I tipi di risposta che possiamo attivare con questa forma di comunicazione sono tre:

  • Il primo è quello della conferma che, con un brutto termine, viene anche chiamata in analisi transazionale "okeytà", cioè a dire "va bene noi ci intendiamo, la nostra comunicazione procede bene e ti do' in qualche modo conferma della nostra relazione positiva in atto".
  • Possiamo anche utilizzare un secondo tipo di risposte fondate sul rifiuto, evidenziando uno sbaglio o un errore nella comunicazione trasmessa.
  • Infine abbiamo l'ambito della disconferma, che sostanzialmente ignora la comunicazione che ci proviene da qualcuno.

Mentre l'ambito di rifiuto può essere ambivalente, nel senso che può avere uno aspetto di efficacia o inefficacia, (è efficace quando veicola un sano principio di realtà perché ammette ed evidenzia gli intimi interessi suscettibili di essere corretti, è inefficace quando i rifiuti sono non dico immotivati , ma eccessivamente giudicanti); l'ambito di disconferma risulta essere il segnale peggiore nel processo di insegnamento/apprendimento perché significa relegare il nostro ascoltatore in una situazione di non esistenza, metterlo in un cantuccio ed ignorarlo.