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La comunicazione interpersonale nel processo di insegnamento-apprendimento in ambito sportivo - Analisi dei feedback

 

Analisi dei feedback

Mi soffermerei sull'analisi di alcuni possibili feedback proprio per cercare di riflettere ulteriormente sulla relazione che noi abbiamo con i nostri allievi, alla quale può essere ricondotto l'inizio e la fine di un intero percorso formativo. I feedback possibili sono cinque:

1. Il primo tipo è quello che potremo chiamare feedback della informazione:

  • a) Il feedback della informazione agisce solo sui rispettivi primi quadranti.
  • b) Questi quadranti sono simmetricamente uguali soltanto per ragioni grafiche e per cercare di evitare possibili complicazioni .Il feedback di informazione riguarda feedback e reazioni che concernono il contenuto della comunicazione.
  • c) Spesso si avvale della ripetizione. "La bracciata a stile libero si fa così immergendo la mano? (fa vedere il gesto), quando spari lascia partire il colpo da solo?". Questi sono tutti feedback di informazione ed agiscono sui quadranti aperti, si avvalgono cioè di informazioni che riguardano comportamenti, motivazioni e sentimenti noti a se e agli altri.

2. Un secondo tipo di feedback della massima importanza per migliorare la nostra comunicazione verbale e non verbale (e quindi per entrare nel clima del rapporto con l'altro) è quello della reazione personale:

  • a) Esso ha come obiettivo rendere partecipe il nostro interlocutore degli effetti che ha su di lui il nostro comunicare. Ad esempio, se l'atleta riesce nella performance di un'attività o ci dimostra un miglioramento, noi gli diciamo: "Giovanni, sai, sono molto felice, provo veramente gioia per questo tuo essere riuscito a... migliorare la nuotata, controllare la respirazione quando è partito quel colpo, controllare il recupero della gamba nella corsa...". In qualche modo il ricevente (D sta per chi dà il feedback, R, per chi lo riceve) viene messo a conoscenza di un'area che era per lui nascosta, ma che era nota all'emittente e questo è della massima importanza per migliorare la interazione psicopedagogica.

3. Un altro tipo di feedback, che può avere una valenza sia negativa che positiva, è quello della reazione giudicante:

  • a) Noi spesso esprimiamo un giudizio, una opinione, una valutazione esplicita sul comportamento altrui. Anche questo ha un rischio ambivalente perché si tratta di non provocare nel giovane atleta eventuali irrigidimenti comportamentali.
  • b) Bisogna saper dosare, entrare in clima di interazione dinamica, tastare un po' il polso e vedere se il nostro giudizio offende, fa emergere la parte nascosta dell'altro e la considera in modo poco opportuno o se invece è un giudizio che va inteso come una correzione comprensiva ad un comportamento.
  • c) Nell'esprimere giudizi bisogna sempre valutare questi aspetti. Quante volte sui campi di gara ho sentito dire: "Hai corso come un animale; non sei riuscito a gestire la gara"; ancor più nel nostro sport dove non ci si confronta solo con l'avversario ma anche con il punteggio della disciplina.

4. Infine abbiamo il feedback forzato, ossia la rivelazione, per cui noi con il nostro feedback richiamiamo comportamenti, motivazioni e sentimenti nell'area cieca di chi ci sta di fronte; ciò che è consapevole a noi ma non all'altro (il prototipo letterario psicologico della vicenda di Edipo; Edipo non era consapevole della sua prossima fine):

  • a) Anche in questo caso bisogna sempre procedere con un uso molto ponderato di tutto quanto accade, giacché le "rivelazioni" possono anche indurre nell'altro, se sono troppo profonde, possibili effetti di inadeguatezza.
  • b) Possono anche creare comprensioni troppo accelerate per poter essere adeguatamente metabolizzate (ciò può portare ad un precoce abbandono dello sport perché ci si sente inadeguati).

5. Una variante nel feedback forzato, è quella della spiegazione:

  • a) In questo disegno, in cui sono attivati tutti e quattro i quadranti si vede questo tipo di feedback che è il più pericoloso soprattutto quando la spiegazione viene elargita in modo selvaggio. Bisogna stare molto attenti nel cercare di attivare le aree cieche, ignote e nascoste di chi ci sta di fronte perché questo può veramente implicare una sorte di processo destrutturante di una persona; è sempre comunque preferibile la descrizione alla spiegazione, specie in ambito psicopedagogico.
  • b) Quante volte sentiamo l'allenatore dire: hai sbagliato la gara perché non hai dormito stanotte oppure questa prestazione è scadente perché...
  • c) Sarebbe utile invece far riflettere descrivere ciò che è successo e permettere all'atleta di giungere alle conclusioni, alle spiegazioni con le proprie gambe.

Dopo queste osservazioni la competenza comunicativa, in un contesto di insegnamento-apprendimento sportivo, va intesa come percezione del sé in relazione agli altri e alla situazione (in tal senso un esempio sul piano sportivo è quello dell'atleta che di fronte alla stessa gara in luoghi diversi si comporta in maniera diversa anche in relazione alla presenza o meno del proprio allenatore). Relativamente a noi istruttori, allenatori, docenti una mancanza della percezione del sé in relazione agli altri e alla situazione ci rende insicuri indecisi poco aderenti al principio di realtà ma soprattutto incapaci di trasmettere al nostro allievi quelle conoscenze sicure di cui ha bisogno.

Per concludere, il bravo istruttore sa coniugare l'aspetto relazionale e quello tecnico in una miscela che si basa sulle conoscenze dei contenuti, dei linguaggi, dei saperi, delle metodologie e degli strumenti delle varie discipline, avvalendosi di buone capacità di lettura e di decodifica del Feedback.

 


Bibliografia

* Luft J. (1969), Dinamica delle relazioni interpersonali, trad. it. ISEDI, Milano, 1985
* Watzlawick P. Beavin J., Jackson D. (1967), Pragmatica della comunicazione umana, trad. it. Astrolabio, Roma 1971
* De Bartolomeis, (1995), La comunicazione educativa, La scuola, Brescia


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 8, Luglio 2001