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La comunicazione interpersonale nel processo di insegnamento-apprendimento in ambito sportivo - La psicodinamica delle comunicazioni
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La psicodinamica delle comunicazioni
Un altro possibile ambito teorico che dobbiamo considerare è quello della psicodinamica delle comunicazioni. La psicodinamica delle comunicazioni fonda la sua analisi sul conflitto tra pulsioni e realtà, conflitto che caratterizza ogni interazione comunicativa. Quando comunichiamo noi siamo sempre, secondo questa teoria animati da un conflitto tra i nostri bisogni, le nostre pulsioni, i nostri desideri e la realtà che ci impone in qualche delle possibili correzioni (avremo voglia di non preparare la gara principale ma sappiamo bene che bisogna farlo se vogliamo fare sport agonistico ciò in alcuni ragazzi è più vero di quanto pensiamo e determina in alcuni casi ansia da gara giovanile, di stato).
L'assunto della psicodinamica della comunicazione si fonda su alcuni principi che esamineremo a grandi linee. Uno è il principio del determinismo psichico o della casualità. Si sostiene che in ogni comunicazione c'è sempre una causa che ha prodotto un determinato effetto, per cui nulla o molto poco viene lasciato al caso.
In questo senso ad esempio, le comunicazioni aggressive di un atleta, verosimilmente, dovrebbero essere interpretate come una scarsa interiorizzazione di istanze normative. Gli atleti ed i ragazzi così detti "caratteriali", che spesso hanno alle spalle una famiglia che non ha potuto espletare fino in fondo le sue funzioni, ispirano i propri modelli di comunicazione, di interazione, a questa scarsa capacità di interiorizzare le norme. Dunque si farà in genere molta fatica, come denunciano spesso gli istruttori, a far rispettare le norme di gruppo, a concordare azioni educative compatibili con il contesto nel quale solitamente si opera. Le fantasie spesso aggressive del ragazzo caratteriale vengono a manifestarsi attraverso una serie di comportamenti e di relazioni che esemplificano questo conflitto, non ancora del tutto risolto, delle pulsioni e dei desideri non sufficientemente contenuti da quadri e figure normative. In questo senso si parla di dinamismo psichico.
Mentre la risposta che la pragmatica offre alla comunicazione interpersonale è "a quale scopo" (la pragmatica si occupa solo di dati di ingresso e di uscita, si occupa soltanto di manifestazioni osservabili del comportamento), la psicodinamica della comunicazione vuole invece rispondere al "perché" del comportamento, dunque si spinge ad indagare le cause del comportamento (Vegetti Finzi, 1986). Da questo punto di vista non c'è più grossa differenza tra comunicazione verbale e non verbale. La comunicazione non verbale, che filogeneticamente è molto più arcaica ( è quella che noi abbiamo appreso da generazioni passate e che noi abbiamo in comune con molte specie di mammiferi) è anche quella che ha una maggiore validità ed è anche quella più difficile da simulare. La comunicazione non verbale coinvolge i movimenti del corpo, le posture, i movimenti del viso, le inflessioni della voce, il tono e il ritmo delle parole. La comunicazione verbale, al contrario, è quella che può essere meglio simulata o dissimulata. In questo senso lo sport educa il soggetto a non imbrogliare.

