Stop the genocide poster

Editoriali

  • Scritto da Annamaria Gatti
  • Categoria: Editoriali

Madri e lavoratrici

"Vediamo… quale mestiere fa la tua mamma?" chiede la maestra a scuola.
Rispondono i bambini, solitamente con un po’ di emozione e di orgoglio:
"La mia lavora in fabbrica."
"La mia mamma lavora al supermercato."
"La mia fa la dottoressa."
"La mia mamma non lavora. Fa la mamma e lavora in casa."
Ecco, appunto. Tutte le madri lavorano. Ma come?
Quali sensazioni, quali emozioni, abbracciano questo mondo trepido ed eterogeneo?

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  • Scritto da Luciano Pasqualotto
  • Categoria: Editoriali

Lo stereotipo e lo straordinario

C’è un breve ma prezioso tempo della vita in cui il futuro è rappresentato come apertura, possibilità di essere e di fare. Allora si riesce ad avvertire il richiamo di una biografia originale, il desiderio di sperimentarsi in percorsi personali e professionali che non siano prevedibili, persino rinunciando (almeno a parole) ad alcune sicurezze.
Con il passare degli anni questo anelito molto spesso finisce fagocitato dalle necessità quotidiane, dentro ruoli standard e stereotipati. Questo è il problema: viviamo secondo copioni ridotti, è limitato il modo di immaginare e, quindi, di interpretare le nostre esistenze.

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  • Scritto da Luciano Pasqualotto
  • Categoria: Editoriali

La cultura della "cancellina"

"Papà, che cos'è uno sbaglio?". Di fronte ad una domanda di tale innocenza mi sorgono una serie di risposte assolutamente ovvie: "uno sbaglio è un'azione fatta male", "è qualcosa che non avresti dovuto fare". Non soddisfatto, ricorro al vocabolario che, tra gli altri significati, tira in ballo "l'errore".
Poi comprendo che tu di errori hai potuto farne pochi: in prima elementare ti ho messo in mano la penna che si cancella, in modo che potessi immediatamente riparare le imprecisioni; più avanti, con la biro, ti ho dato il "bianchetto" (il correttore, la "cancellina") per coprire gli sbagli e presentare delle pagine perfette ai tuoi genitori ed alle maestre.
A casa hai imparato fin da piccolo ad intrattenerti con videogiochi che ti offrono la possibilità di ripartire da capo se sbagli... Mi si stringe lo stomaco.

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  • Scritto da Luciano Pasqualotto
  • Categoria: Editoriali

Incontrarsi, almeno a Natale

Una delle esperienze umane più assurde e dolorose, scrisse qualche anno fa il filosofo Martin Buber, è il disincontro.
Con questa definizione faceva riferimento a tutte quelle situazioni in cui le persone si avvicinano, si parlano, si toccano ma senza mettersi veramente in relazione.
Si tratta di una condizione normale quando ciò avviene nei luoghi anonimi della vita pubblica; diventa dolorosa tutte le volte in cui ci sarebbe la possibilità di un incontro profondo, ma si finisce per mancare a questo importante "appuntamento" con l’altro.

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