- Scritto da Vincenzo Amendolagine
- Categoria: Scuola e dintorni
Per una scuola di qualità: la valutazione delle istituzioni scolastiche
Nel novembre del 2015 è stata costituita la Conferenza per il coordinamento funzionale del Sistema Nazionale di Valutazione. Fra i vari compiti assegnati all’organismo creato c’è «l’adottare [...] i protocolli di valutazione e il programma delle visite valutative delle scuole [...]» (1). In ragione di ciò, nel corso del 2016, le scuole italiane saranno sottoposte ad una valutazione esterna che dapprima interesserà, in via sperimentale, solo alcune istituzioni e successivamente tutte le scuole pubbliche e paritarie nazionali.

L’articolo tratteggia le implicazioni psicologiche dei processi di reificazione ed etichettamento nella costruzione dell’identità personale, con particolare riferimento alla condizione di “studente svogliato”. Si sostiene che, rendendo “oggettiva” una condizione di “devianza”, si possa indurre un adolescente ad identificarsi nel ruolo assegnato e ad assumere, in ambito scolastico e familiare, l’identità che gli è stata attribuita.
In ogni ambito, da quello filosofico a quello pedagogico e scientifico, l’errore è stato sempre demonizzato, percepito come qualcosa di peccaminoso e assolutamente da punire o cancellare. Fin’oltre la metà del ‘900 sono state elaborate teorie, ampiamente adottate anche in ambito scolastico, volte a sanzionare l’errore e a recriminarlo. Considerazioni positive sulla funzione dell’errore sono invece rimaste minoritarie fino a quando i filosofi Bachelard e Popper hanno provveduto a destrutturare le vecchie tesi. Le più interessanti riflessioni sul ruolo educativo che l’errore riveste in ambito scolastico, nonché il suo uso per consolidare gli apprendimenti, si devono proprio alla scienza epistemologica. L’articolo presenta l’evoluzione pedagogica della considerazione dell’errore e le sue implicazioni nel processo di insegnamento-apprendimento.