- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Corrado Muscarà
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Tecnologie informatiche e inclusione scolastica
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L’introduzione delle nuove tecnologie in ambito educativo[1], la rapida diffusione dei software didattici, la proliferazione di strumenti progettati specificatamente per rispondere alle esigenze di allievi con disabilità e con difficoltà di apprendimento di vario tipo[2], esigono una riflessione sui nuovi modelli educativo-didattici, sui diversi spazi di confronto intorno all’utilizzazione di questi dispositivi a scuola.
Il mercato attuale offre molti prodotti tecnologici (elettronici) progettati per facilitare i processi insegnativo-apprenditivi, ma sono ancora insufficienti i principi pedagogici in grado di sostenerne un utilizzo coerente ai bisogni reali della persona[3].
Nonostante i numerosi contributi di riflessione offerti da diversi studiosi e l’attivazione di alcuni servizi ministeriali per i docenti (come quelli, per esempio, che, a partire dal 1997, ha promosso il Programma Ministeriale per lo Sviluppo delle Tecnologie educative, e di tanti altri proposti e avviati da vari istituti)[4], il personale educativo necessita, a nostro avviso, di una rinnovata formazione pedagogica sul versante tecnologico-inclusivo, orientato verso una cultura delle nuove tecnologie a sostegno dell’educazione e della formazione degli alunni con bisogni educativi speciali (BES).
In questa direzione il MIUR, nel dicembre dello scorso anno, ha pubblicato la Direttiva Ministeriale sui BES[5] e, dopo qualche mese (il 6 marzo 2013), la Circolare Ministeriale n. 8 che fornisce alle scuole le relative Indicazioni operative del precedente atto giuridico. Si tratta di documenti normativi che, nell’ottica dell’inclusione scolastica degli alunni con BES, avvalorano ancor di più, rispetto agli anni precedenti, l’utilizzo delle nuove tecnologie a sostegno di questi alunni, accogliendo, così, gli orientamenti da tempo presenti nei paesi dell’Unione Europea e contemplandoli nel quadro italiano dell’inclusione scolastica[6]. Nel paragrafo n. 2 della sopra citata Direttiva, dedicato all’Organizzazione territoriale per l’ottimale realizzazione dell’inclusione scolastica, vengono descritti i Centri Territoriali di Supporto (CTS), istituiti dagli Uffici Scolastici Regionali in accordo con il MIUR mediante il progetto “Nuove Tecnologie e Disabilità” presso le “scuole polo” (almeno uno per ogni provincia). Essi sono strumenti organizzativi che offrono servizi alle scuole, finalizzati a migliorare i processi didattici con le nuove tecnologie: informazione e formazione delle risorse tecnologiche disponibili sul mercato ai docenti, agli studenti, ai genitori; consulenza, da parte di esperti, riguardo all’ausilio più appropriato da acquistare, alle modalità didattiche tecnologiche da implementare; gestione degli ausili e comodato d’uso; raccolta di buone pratiche e di attività di ricerca e di sperimentazione di nuovi ausili, hardware o software; piano annuale di intervento relativo ad acquisti degli ausili necessari e ad interventi formativi; risorse economiche che possono essere messe a disposizione per l’acquisto dei prodotti tecnologico- didattici.
La riflessione sui supporti tecnici impiegati nell’insegnamento, che risale alle prime ricerche di Skinner[7], oggi va riesaminata e affrontata con particolare attenzione e approfondimento.
In proposito, in questa sede, dopo aver brevemente chiarito chi sono gli alunni con BES, rifletteremo - senza alcuna pretesa di esaustività - sulle possibilità di utilizzazione delle nuove tecnologie informatiche a sostegno dei processi inclusivi.

