- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Corrado Muscarà
- Visite: 33890
Tecnologie informatiche e inclusione scolastica - Riflessioni conclusive
Article Index
Riflessioni conclusive
I fattori appena evidenzianti costituiscono alcuni dei criteri fondamentali nella scelta degli ausili, ma non sufficienti. Essi dovrebbero essere accompagnati, a nostro avviso, da una profonda riflessione sul piano pedagogico e metodologico-didattico. I rischi di un uso inappropriato e scorretto delle tecnologie informatiche sono tanti. Le nuove tecnologie potrebbero - per esempio - anche alimentare aspettative sovradimensionate, soprattutto in chi le utilizza a sostegno dei processi di crescita.
Siamo dell’opinione che - per quanto il computer ed i suoi innumerevoli dispositivi elettronici compatibili possano apportare notevoli contributi sul piano della didattica inclusiva, perché, come abbiamo già richiamato, possono contribuire a rendere interessanti, piacevoli e affascinanti i contenuti proposti e ad aumentare anche la motivazione alle esperienze didattiche proposte - sarebbe opportuna una dieta equilibrata delle offerte didattiche. Le nuove tecnologie dovrebbero essere utilizzate con parsimonia, integrandole con le esperienze della realtà umana, non artificiale-virtuale, con i media tradizionali. Usare le tecnologie informatiche per promuovere l’apprendimento negli allievi più difficili non significa privilegiare questi media a discapito di quelli tradizionali. La posizione che ci sentiamo di assumere in merito è la seguente: la formazione dell’uomo esige, oggi, un equilibrio dialettico tra la cultura del passato e quella odierna, tra linguaggi tradizionali e linguaggi informatici, necessari per lo sviluppo integrato della persona, dell’uomo veramente colto, ovvero posto nelle «condizioni di ‘agire’ e di ‘reagire’ nell’ambiente in cui vive - e – di conoscere e di controllare fino al limite in cui l’orizzonte si estende»[29].
È in questo quadro di riflessione che potrebbe essere ri-pensata - a nostro avviso - la formazione dell’educatore scolastico nella società odierna: un professionista dell’educazione e della formazione che sappia avvalersi dei metodi della didattica tradizionale (anche sul piano delle disabilità) e quelli della didattica tecnologica. È un formatore che pondera meticolosamente l’adozione degli ausili per fini inclusivi attraverso le teorie pedagogiche e didattiche, anche perché, come sostiene Cottini, «non sempre - questi dispositivi – vengono progettati e realizzati alla luce di precise teorie psicopedagogiche di riferimento»[30].
Alla luce di ciò, riteniamo che dovrebbe essere ripensato anche lo statuto epistemologico della didattica speciale, che, ultimamente, sta allargando gli orizzonti di ricerca, occupandosi - a largo raggio - non solo dei temi riguardanti l’insegnamento e l’apprendimento rivolti alle persone disabili, ma anche, viste le emergenze educative evidenziate dai provvedimenti ministeriali, di tutto ciò che concerne i processi didattici inerenti alle situazioni di BES, nel tentativo di costruire una scuola che includa realmente tutti. È, infatti, in questo rinnovato spazio pedagogico - che si delinea sempre più come didattica inclusiva - che potrebbe avvenire il dialogo tra le scienze umane, in particolare tra quelle dell’educazione, e quelle delle cosiddette ‘scienze esatte’, che rappresentano, queste ultime, gli ambiti di saperi che si occupano, nello specifico, della progettazione tecnica degli ausili di cui abbiamo discusso. Attraverso questa sintonia scientifica sarebbe possibile, secondo noi, elaborare e mettere in atto la dieta equilibrata prima richiamata, al fine di rendere più autenticamente umano e fattibile il progetto dell’inclusione scolastica.

