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Tecnologie informatiche e inclusione scolastica

tecnologie informaticheL’introduzione delle nuove tecnologie in ambito educativo[1], la rapida diffusione dei software didattici, la proliferazione di strumenti progettati specificatamente per rispondere alle esigenze di allievi con disabilità e con difficoltà di apprendimento di vario tipo[2], esigono una riflessione sui nuovi modelli educativo-didattici, sui diversi spazi di confronto intorno all’utilizzazione di questi dispositivi a scuola.

Il mercato attuale offre molti prodotti tecnologici (elettronici) progettati per facilitare i processi insegnativo-apprenditivi, ma sono ancora insufficienti i principi pedagogici in grado di sostenerne un utilizzo coerente ai bisogni reali della persona[3]

Nonostante i numerosi contributi di riflessione offerti da diversi studiosi e l’attivazione di alcuni servizi ministeriali per i docenti (come quelli, per esempio, che, a partire dal 1997, ha promosso il Programma Ministeriale per lo Sviluppo delle Tecnologie educative, e di tanti altri proposti e avviati da vari istituti)[4], il personale educativo necessita, a nostro avviso, di una rinnovata formazione pedagogica sul versante tecnologico-inclusivo, orientato verso una cultura delle nuove tecnologie a sostegno dell’educazione e della formazione degli alunni con bisogni educativi speciali (BES).

In questa direzione il MIUR, nel dicembre dello scorso anno, ha pubblicato la Direttiva Ministeriale sui BES[5] e, dopo qualche mese (il 6 marzo 2013), la Circolare Ministeriale n. 8 che fornisce alle scuole le relative Indicazioni operative del precedente atto giuridico. Si tratta di documenti normativi che, nell’ottica dell’inclusione scolastica degli alunni con BES, avvalorano ancor di più, rispetto agli anni precedenti, l’utilizzo delle nuove tecnologie a sostegno di questi alunni, accogliendo, così, gli orientamenti da tempo presenti nei paesi dell’Unione Europea e contemplandoli nel quadro italiano dell’inclusione scolastica[6]. Nel paragrafo n. 2 della sopra citata Direttiva, dedicato all’Organizzazione territoriale per l’ottimale realizzazione dell’inclusione scolastica, vengono descritti i Centri Territoriali di Supporto (CTS), istituiti dagli Uffici Scolastici Regionali in accordo con il MIUR mediante il progetto “Nuove Tecnologie e Disabilità” presso le “scuole polo” (almeno uno per ogni provincia). Essi sono strumenti organizzativi che offrono servizi alle scuole, finalizzati a migliorare i processi didattici con le nuove tecnologie: informazione e formazione delle risorse tecnologiche disponibili sul mercato ai docenti, agli studenti, ai genitori; consulenza, da parte di esperti, riguardo all’ausilio più appropriato da acquistare, alle modalità didattiche tecnologiche da implementare; gestione degli ausili e comodato d’uso; raccolta di buone pratiche e di attività di ricerca e di sperimentazione di nuovi ausili, hardware o software; piano annuale di intervento relativo ad acquisti degli ausili necessari e ad interventi formativi; risorse economiche che possono essere messe a disposizione per l’acquisto dei prodotti tecnologico- didattici.

La riflessione sui supporti tecnici impiegati nell’insegnamento, che risale alle prime ricerche di Skinner[7], oggi va riesaminata e affrontata con particolare attenzione e approfondimento.

In proposito, in questa sede, dopo aver brevemente chiarito chi sono gli alunni con BES, rifletteremo - senza alcuna pretesa di esaustività - sulle possibilità di utilizzazione delle nuove tecnologie informatiche a sostegno dei processi inclusivi.


I bisogni educativi speciali

Gli alunni con BES sono quelle persone che, a causa di specifiche situazioni, manifestano problemi nei processi apprenditivi.

Il concetto di BES, infatti, è molto simile a quello di difficoltà di apprendimento[8]. Esso viene utilizzato, in ambito scolastico e socio-sanitario, per indicare situazioni, «a livello organico, biologico, oppure familiare, sociale, ambientale, contestuale o in combinazione di queste»[9], che ostacolano o creano rallentamenti nell’apprendimento e nello sviluppo dell’allievo, provocando svantaggio scolastico. Non vi sono compresi, dunque, soltanto le disabilità (mentali, fisiche, sensoriali), ma anche le condizioni relative a disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), a problemi di comportamento derivanti, anche, da contesti socio-culturali, ect.

La Direttiva Ministeriale, precedentemente citata, raggruppa tali situazioni in tre grandi sotto-categorie: «quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale»[10]. Esclusa la disabilità, queste problematiche non possono essere certificate e non danno diritto alle misure previste ai sensi della legge n. 104/1992 (come per esempio l’insegnante di sostegno), ma vanno affrontate con i benefici della legge n. 170/2010. Tale provvedimento normativo, che si basa sulla prospettiva della presa in carico globale e inclusiva di ogni alunno, prevede l’adozione di misure compensative e dispensative, e la redazione e la messa in atto del Piano Didattico Personalizzato (PDP). Quest’ultimo è un documento di lavoro per gli insegnanti e per le famiglie, ove sono «indicati, ad esempio, progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale»[11]. La finalità di questo strumento è di consentire all’allievo di sviluppare i suoi bisogni ‘normali’, come ad esempio (per citarne alcuni): il bisogno di sviluppare competenze, il bisogno di appartenenza, quello di identità, di valorizzazione e di accettazione[12]. Adottando questo dispositivo, la scuola può riconoscere e rispondere efficacemente alle esigenze degli alunni che manifestano difficoltà di apprendimento.

Si delinea, pertanto, l’identità di una scuola inclusiva, un organismo vivo per tutti gli alunni, un ambiente educativo che considera e s’impegna ad eliminare tutti quegli elementi/situazioni che possono rappresentare barriere e/o ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione degli alunni alla vita scolastica, che non lascia ‘indietro’ nessuno[13]. Promuovere l’inclusione scolastica degli alunni con BES significa, infatti, fare il possibile affinché questi si sentano inseriti a pieno titolo nel gruppo classe, si percepiscano parte integrante della piccola comunità in cui vivono, sperimentino la possibilità di ampliare e di costruire nuove conoscenze e competenze.


I nuovi computer

L’uso degli strumenti tecnologici, in particolare dei nuovi computer e dei relativi dispositivi, si rivela interessante ai fini del progetto dell’inclusione scolastica, perché può contribuire a cambiare e a migliorare radicalmente la qualità dell’apprendimento di molti allievi, soprattutto di quelli che necessitano di risposte educative speciali.

Inizialmente il computer (dal latino computare calcolare) è uno «strumento elettronico in grado di svolgere operazioni matematiche e logiche e di memorizzare informazioni ad una velocità e in una quantità superiori a quelle di cui è comunemente capace il cervello umano»[14]. In pochissimi anni, questo apparecchio elettronico è diventato una macchina molto eclettica e viene usata per diversi scopi. Oggi esso rappresenta il principe nel regno della tecnologia con cui l’uomo della società occidentale, in quasi tutti i contesti della realtà in cui vive, interagisce quotidianamente. Le caratteristiche principali di questo utensile - come, per esempio, la sua versatilità - permettono l’utilizzo e l’applicazione in diversi contesti: a casa, a scuola, a lavoro, negli spazi dedicati al tempo libero, ect. Strumento eccezionale e stupefacente, dalle forme e dalle prestazioni sempre più dinamiche, sorprendenti e soprattutto interattive, il computer consente all’uomo di realizzare un’infinità di attività e persino di prodotti che fino a qualche tempo fa erano appannaggio esclusivo dell’immaginario e della fantasia, sprigionando seduzione, fascino, catturando i suoi interessi, influenzando il suo umore, i suoi desideri, il suo pensiero, la sua crescita, i suoi processi di apprendimento in tutte le età.

Proprio in considerazione di ciò, il media in argomento è diventato immediatamente oggetto di interesse da parte di molti studiosi di scienze dell’educazione. Come evidenzia Calvani, a partire dagli anni ottanta inizia ad essere considerato come un utensile cooperativo che consente di creare ambienti idonei a favorire forme di apprendimento collaborative[15].

In proposito, per Bruner il computer è un amplificatore culturale (delle capacità sensoriali, motorie, raziocinanti) che, come tutti i prodotti tecnologici, della e per la comunicazione, influenza lo sviluppo cognitivo della persona che cresce e si sviluppa in una determinata cultura. Per il Nostro, il media in argomento racchiude in sé le tre modalità di rappresentazione della realtà che guidano la mente umana: la rappresentazione attiva, tipica della primissima infanzia, in cui la realtà è colta in termini di schemi d’azione; la rappresentazione iconica, regolata dalle leggi dell’organizzazione percettiva, che implica la formazione di immagini riassuntive e l’elaborazione di modelli visualizzabili; la rappresentazione simbolica, caratterizzata dall’uso di linguaggi arbitrari e generativi capaci di condurre all’esplorazione di costrutti ipotetici di crescente astrazione[16].

Sul finire degli anni novanta, per effetto della rapida diffusione su larga scala di internet e del Word Wide Web (www)[17] e successivamente - nel nuovo millennio - dei social network, cresce il numero delle persone che interagiscono con il computer (soprattutto per scopi comunicativi). Iniziano a diffondersi i computer di dimensioni ridotte (pc portatili), con caratteristiche nuove e sempre più affascinanti, e le relative periferiche di facile uso (mouse, tastiera, stampante, scanner, modem, discetti digitali, pen-drive, ect.).

L’interazione tra l’uomo e il computer avviene per mezzo delle interfacce: ambienti virtuali, generati dal media, in cui, come sostiene Maragliano, accade una vera e propria simbiosi tra l’uomo e la macchina, una fusione tra pratiche tecnologiche e pratiche psichiche[18]. Si tratta di finestre virtuali che, attraverso menù a tendine ed icone evocative, accompagnate anche da suoni e da immagini in movimento, permettono all’uomo di interagire, di comunicare con il pc[19].

Dapprima questi ambienti virtuali furono caratterizzati da modalità testuali, da linguaggi un po’ rigidi, oggi le interfacce sono più multimediali, possono essere modificate e anche personalizzate. Grazie a questi ultimi sistemi tecnologici l’uomo non deve necessariamente conoscere i linguaggi informatici, gli elaborati di comando. Le funzionalità di comando, facilitate anche dall’uso del mouse (di varie dimensioni e tipologie), della digitazione, della percezione, della comprensione delle immagini, della localizzazione e della gestione di spazi, di suoni e persino di movimenti, e, ultimamente, del touch screen, consentono all’uomo di interagire agevolmente e suggestivamente con il pc, di esplorare e di negoziare il web, le conoscenze della comunità di appartenenza e anche quelle del mondo intero. Tramite questo strumento, oggi, l’uomo è in grado di conoscere, di comunicare e di acquisire informazioni in modo agevole e soprattutto veloce.

Ultimamente, il computer è il media più utilizzato rispetto a tanti altri, soprattutto rispetto a quelli tradizionali che gradualmente stanno scomparendo nella quotidianità umana.

La facilità d’uso di questa macchina è dovuta anche - per citarne alcune - alle tecnologie bluetooth e wireless che, certamente, hanno semplificato l’uso della connettività con la rete e con altri dispositivi. Per mezzo di questi ultimi sistemi di connettività tecnologica, laddove per esempio sono allestite wi-fi zone (pubbliche e/o private), è possibile collegare il computer a internet e comunicare a distanza in modo agevole (per esempio, attraverso sistemi di videoconferenza, e-mail, social network, chat, ect.). Per mezzo di questi sistemi ed altri - che qui non descriviamo per economia di lavoro - il computer è costantemente presente in quasi tutti i contesti di vita della persona.


Il computer a scuola

A scuola il computer fa inizialmente il suo ingresso attraverso i famosi laboratori informatici. Successivamente, per via delle sue nuove (ridotte) dimensioni, per la facilità di poter collegare ad esso, per esempio, proiettori di immagini e di filmati, dispositivi mobili, senza una eccessiva e sofisticata strumentazione o attrezzatura informatica, il media in argomento entra agevolmente in classe, conquistandosi un posto nell’architettura didattica dell’aula e diventando sempre più familiare nelle attività scolastiche. L’esempio più noto, attualmente, è quello della Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) – di cui in questa sede non discuteremo – che consiste in un insieme di dispositivi comprendenti una superficie interattiva elettronica, un proiettore e un computer.

Recentemente, come abbiamo accennato prima, il new media, insieme ad una innumerevole quantità di strumenti elettronici compatibili, è accreditato a scuola come dispositivo didattico in grado di compensare le esigenze degli alunni con BES, di offrire, dunque, notevoli contributi al progetto dell’inclusione scolastica.

Grazie alle sue caratteristiche, soprattutto alla sua versatilità applicativa, si possono creare occasioni didattiche di ‘speciali normalità’[20], situazioni che rispondono alla crescente eterogeneità dei bisogni reali presenti a scuola, senza perdere di vista la ‘normalità’ delle capacità e delle competenze presenti a vari livelli di sviluppo e quella del bisogno di formazione, necessario per integrarsi pienamente nella società, svolgendo attività adeguate e corrispondenti anche alle proprie aspettative. Sono esperienze didattiche che possono essere promosse per tutti gli alunni, che consentono di calarsi sulle caratteristiche di ognuno, sui diversi stili di apprendimento, sui bisogni e sugli interessi specifici e differenziati.

Per mezzo del computer, gli allievi con BES possono svolgere attività e fare ciò che senza (questo strumento) non potrebbero fare. Per esempio, in alcuni casi di disabilità il pc può essere utilizzato per compensare le limitazioni funzionali, per ridurre le condizioni di svantaggio, per stimolare i potenziali cognitivi, fisici e anche relazionali. Oltre ai percorsi individuali, caratterizzati solitamente da esercitazioni molto strutturate, da training riabilitativi, multimediali e multilineari[21], si possono realizzare anche quelli di gruppo, che prevedono l’attività e la partecipazione di tutti gli allievi della classe.


Gli ausili didattici

Per la realizzazione/promozione di tali attività, solitamente, assieme al pc, vengono utilizzati appositi ausili[22] elettronici (dispositivi e software), progettati appositamente per favorire l’apprendimento scolastico, per compensare le limitazioni funzionali, per stimolare l’attività e la partecipazione scolastica degli alunni.

Il mercato ne offre in notevole quantità e di diversa tipologia e funzionalità, ognuno di questi è progettato per rispondere a determinate esigenze della persona: con disabilità, con DSA, con disturbo di attenzione e di iperattività e con altre che creano difficoltà nell’apprendimento (svantaggio sociale e culturale, ect.). Ce ne sono tantissimi: da semplici correttori ortografici a sistemi di riconoscimento vocali più complessi.

Per quanto riguarda i dispositivi (periferiche e hardware), tra i più utilizzati, nel nostro territorio, possiamo annoverare - a livello di descrizioni sommarie - i seguenti:

  • le tastiere speciali, progettate per coloro che non possono o non riescono ad utilizzare la tastiera standard. Ne esistono di varie tipologie: le tastiere ridotte, con tasti molto ravvicinati, create appositamente per pensare con capacità di movimento limitata; le tastiere espanse che, al contrario delle precedenti, hanno i tasti grandi e ben separati, sporgenti, incassati, colorati e distribuiti in modo diverso rispetto alla tastiera standard;
  • le tastiere virtuali, riprodotte sullo schermo, ultimamente sono quelle più utilizzate, oltre che nel computer, anche in altri dispositivi elettronici di comune uso, come, per esempio, i telefoni cellulari di ultima generazione e i tablet portatili;
  • le tastiere con griglia (copritastiera), utilizzate per evitare la digitazione involontaria di tasti diversi da quelli desiderati;
  • gli emulatori di mouse, sono dispositivi molto colorati che consentono di svolgere le stesse funzioni del mouse, ma con modalità diverse. Tra queste, i più utilizzati sono i touch screen, permettono di interagire con il computer attraverso il semplice tocco di un dito sullo schermo e sono particolarmente indicati per persone con difficoltà di coordinazione oculo-manuale e/o con ritardo cognitivo. Rientrano in questa categoria di dispositivi alternativi al mouse: la pedaliera, che consente il controllo del cursore tramite il movimento dei piedi (adatto, quindi, a chi presenta difficoltà di prassie);
  • i caschetti copricapo, anche questi progettati appositamente per persone che non riescono a controllare il movimento delle braccia e delle mani. Consistono in caschetti, ognuno con un braccio rigido collegato, che consentono alla persona che lo ‘indossa’ di digitare sulla tastiera senza usare gli arti;
  • gli ausili tiflotecnici (per esempio, le tecnologie braille), per persone con difficoltà visiva (non vedenti ed ipovedenti), supportati anche da appropriati software come gli screen reader, sostitutori di monitor che traducono vocalmente o a livello tattile le diverse informazioni riportate sullo schermo tramite la digitazione di comandi specifici;
  • i sensori, sono dispositivi elettronici (a pulsante, a leva, a pedale, ect.) che controllano il computer attraverso semplici comandi eseguibili anche con una sola mano, un piede, un gomito, ect. Questi vengono utilizzati molto dalle persone che presentano difficoltà della motricità fine;
  • i comunicatori, sono dispositivi speciali che permettono alle persone con problemi nell’uso del linguaggio, ma che sanno scrivere e leggere, di esprimersi, di trasformare, per esempio, un codice comunicativo personale in un messaggio comprensibile. Generalmente consistono in piccole tavolette (tablet) che traducono i segnali – sonori e/o visivi – immessi dall’utilizzatore in una voce registrata o sintetizzata o in un testo scritto sullo schermo del computer.

Questa tipologia di ausili, che abbiamo descritto brevemente, viene generalmente utilizzata a sostegno delle disabilità. Si tratta, infatti, di strumenti elettronici che rientrano nell’ambito delle tecnologie assistive, ovvero tra quelle studiate per assistere le persone disabili nelle loro attività quotidiane[23], e che oggi rientrano nell’ambito della special need technology effectiveness[24].

Esistono, inoltre, i software didattici, come precedentemente accennato, che oltre ad essere adoperabili a sostegno della disabilità, possono essere utilizzati anche per altre tipologie di BES, come, per esempio: i software per i DSA, per i disturbi di attenzione e di iperattività, per la promozione dell’educazione emotiva e socioaffettiva (emozioni, relazioni sociali, autostima), per la comprensione e l’apprendimento delle lingue (nei casi di minoranze linguistiche), ect.

Recentemente sono tanti i software progettati e messi sul mercato sotto forme di ausili compensativi e dispensativi per l’apprendimento.

A parere di Cottini, in ambito didattico (italiano), vengono distinti:

  • i software di programmazione e di valutazioni delle abilità, che facilitano il lavoro dell’insegnante nelle operazioni di programmazione delle attività educative e riabilitative e di verificare, anche, i risultati conseguiti dagli allievi;
  • i software esercitativi, che mirano ad insegnare abilità di vario tipo;
  • i software riabilitativi, utilizzabili per tentare di rimuovere le problematiche che impediscono di padroneggiare specifiche funzioni e strutture corporee;
  • i software multilineari, sotto forma di ipertesto o ipermedia, che consentono di stimolare apprendimenti per scoperta e di attivare processi metacognitivi;
  • i software aperti, che consentono all’utente di scegliere gli oggetti, i concetti, le immagini che riempiranno una ‘logica di quadro’. Tramite questi software, per esempio, l’insegnante può costruire le unità didattiche da proporre agli allievi[25].

L’accessibilità e l’usabilità

Se è vero che l’ampio spettro delle tecnologie offre tante opportunità sul piano della didattica speciale e inclusiva, è anche vero che le probabilità di successo dipendono da tanti fattori. Un ausilio didattico, per esempio, può risultare efficace in alcune situazioni e inefficace in altre.

In fase di progettazione didattica a base tecnologica, oltre a definire, stabilire e organizzare – come solitamente si fa – gli obiettivi da raggiungere, i contenuti da negoziare, gli spazi e i tempi da rispettare, è utile porre particolare attenzione alla scelta dei software adeguati e dei componenti tecnologici aggiuntivi, compatibili e collegabili con il computer. Ai fini di una didattica realmente inclusiva, i processi di scelta, ma anche di adattamento e di personalizzazione degli ausili rivestono un ruolo fondamentale.

In questa direzione l’accessibilità e l’usabilità possono essere considerati fattori determinanti per selezionare/scegliere gli ausili tecnologici efficaci sul piano della personalizzazione didattica degli alunni con BES e su quello dell’inclusione.

L’accessibilità è la capacità di un dispositivo elettronico di essere facilmente fruibile da ogni persona e adattabile alle condizioni esistenziali di quest’ultima. Il concetto di accessibilità, sul piano tecnologico, nasce nel 1999 quando si considera la politica internazionale sull’accessibilità del web e vengono emanate - dal Consorzio internazionale Word Wide Web Consortium[26] (W3C) - le Raccomandazioni sull’accessibilità dei siti web. La cultura dell’accessibilità si basa sul fatto che l’uso di un dispositivo elettronico, come anche la consultazione/navigazione di un sito web, è garantito/a dal fatto che è fruibile e consultabile da ogni persona. Un dispositivo è, dunque, accessibile quando viene realizzato per essere usato da molte persone, perché progettato secondo la logica dell’Universal Design[27].

L’altro concetto, l’usabilità, indica il grado in cui un prodotto può essere usato da particolari utenti per raggiungere certi obiettivi: con efficacia, intesa coma capacità del dispositivo di portare a termine il compito, in modo completo, che l’utente desidera raggiungere; con efficienza, come la capacità del dispositivo di portare a termine il compito che l’utente desidera in tempi brevi e con il minor dispendio di energie e di fatica; con soddisfazione, nel senso che l’uso del prodotto deve indurre esperienze piacevoli e positive. L’usabilità è una proprietà che contraddistingue l’interazione fra l’individuo e l’ausilio didattico e che tiene conto anche delle caratteristiche personologiche – in ambito scolastico – dell’allievo e del contesto d’uso[28].

L’accessibilità e l’usabilità delle tecnologie sono da intendere come valori, non escludono una dimensione etica, nel senso che implicano da parte di chi le progetta il riferimento alla comprensione, al rispetto, alla partecipazione sociale e, soprattutto, all’esperienza di un’autentica democrazia dei destinatari. Considerare questi criteri/fattori, nelle scelte delle tecnologie informatiche per l’inclusione scolastica, significa, secondo noi, anche riflettere in termini di promozione educativa per tutti, affinché ogni alunno sia messo nelle condizioni di avere accesso a tali strumenti, di poterli utilizzare singolarmente e insieme al gruppo, al fine di favorire la sua crescita, il suo sviluppo, il suo processo di personalizzazione, il suo diritto all’integrazione nella comunità di appartenenza, nel pieno rispetto delle capacità, dei talenti e degli interessi di tutti gli alunni.


Riflessioni conclusive

I fattori appena evidenzianti costituiscono alcuni dei criteri fondamentali nella scelta degli ausili, ma non sufficienti. Essi dovrebbero essere accompagnati, a nostro avviso, da una profonda riflessione sul piano pedagogico e metodologico-didattico. I rischi di un uso inappropriato e scorretto delle tecnologie informatiche sono tanti. Le nuove tecnologie potrebbero - per esempio - anche alimentare aspettative sovradimensionate, soprattutto in chi le utilizza a sostegno dei processi di crescita.

Siamo dell’opinione che - per quanto il computer ed i suoi innumerevoli dispositivi elettronici compatibili possano apportare notevoli contributi sul piano della didattica inclusiva, perché, come abbiamo già richiamato, possono contribuire a rendere interessanti, piacevoli e affascinanti i contenuti proposti e ad aumentare anche la motivazione alle esperienze didattiche proposte - sarebbe opportuna una dieta equilibrata delle offerte didattiche. Le nuove tecnologie dovrebbero essere utilizzate con parsimonia, integrandole con le esperienze della realtà umana, non artificiale-virtuale, con i media tradizionali. Usare le tecnologie informatiche per promuovere l’apprendimento negli allievi più difficili non significa privilegiare questi media a discapito di quelli tradizionali. La posizione che ci sentiamo di assumere in merito è la seguente: la formazione dell’uomo esige, oggi, un equilibrio dialettico tra la cultura del passato e quella odierna, tra linguaggi tradizionali e linguaggi informatici, necessari per lo sviluppo integrato della persona, dell’uomo veramente colto, ovvero posto nelle «condizioni di ‘agire’ e di ‘reagire’ nell’ambiente in cui vive - e – di conoscere e di controllare fino al limite in cui l’orizzonte si estende»[29].

È in questo quadro di riflessione che potrebbe essere ri-pensata - a nostro avviso - la formazione dell’educatore scolastico nella società odierna: un professionista dell’educazione e della formazione che sappia avvalersi dei metodi della didattica tradizionale (anche sul piano delle disabilità) e quelli della didattica tecnologica. È un formatore che pondera meticolosamente l’adozione degli ausili per fini inclusivi attraverso le teorie pedagogiche e didattiche, anche perché, come sostiene Cottini, «non sempre - questi dispositivi – vengono progettati e realizzati alla luce di precise teorie psicopedagogiche di riferimento»[30].

Alla luce di ciò, riteniamo che dovrebbe essere ripensato anche lo statuto epistemologico della didattica speciale, che, ultimamente, sta allargando gli orizzonti di ricerca, occupandosi - a largo raggio - non solo dei temi riguardanti l’insegnamento e l’apprendimento rivolti alle persone disabili, ma anche, viste le emergenze educative evidenziate dai provvedimenti ministeriali, di tutto ciò che concerne i processi didattici inerenti alle situazioni di BES, nel tentativo di costruire una scuola che includa realmente tutti. È, infatti, in questo rinnovato spazio pedagogico - che si delinea sempre più come didattica inclusiva - che potrebbe avvenire il dialogo tra le scienze umane, in particolare tra quelle dell’educazione, e quelle delle cosiddette ‘scienze esatte’, che rappresentano, queste ultime, gli ambiti di saperi che si occupano, nello specifico, della progettazione tecnica degli ausili di cui abbiamo discusso. Attraverso questa sintonia scientifica sarebbe possibile, secondo noi, elaborare e mettere in atto la dieta equilibrata prima richiamata, al fine di rendere più autenticamente umano e fattibile il progetto dell’inclusione scolastica.


ABSTRACT

In questo articolo si propone una riflessione sull'utilizzo delle tecnologie informatiche a sostegno dell'inclusione scolastica degli alunni con bisogni educativi speciali (BES). Dopo una breve descrizione dei BES e degli ausili didattici, più noti e utilizzati a scuola, per facilitare gli apprendimenti negli alunni difficili, vengono proposti alcuni fattori/criteri utili per scegliere gli ausili tecnologici più efficaci sul piano della personalizzazione didattica e su quello dell'inclusione. L'articolo si chiude con una riflessione sui rischi delle nuove tecnologie sul piano umano, e con la proposta di sostenere il dialogo tra le scienze umane e quelle cosiddette "esatte" ai fini della qualità del progetto dell'inclusione scolastica.


This article reflects on the possibility of using information technology in order to support the inclusion of pupils with special educational needs. After a short description of the BES and teaching aids, the most known and used in school, to facilitate learning process for the most difficult students, some factors are presented to help you to select the most effective assistive technology for the customization teaching and the inclusion. At the end of the article there is a reflection about the risks connected to new technologies on the human level, and the proposal to support the dialogue between the humanities and the so-called "exact" for the purposes of the project quality of school inclusion.

 


Note

  • [1] Con l’espressione ‘nuove tecnologie’ si fa riferimento alle applicazioni dell’informatica e della telematica alle diverse attività umane. In proposito, scrive L. Guerra che «il termine ‘tecnologia’ viene riduttivamente ma comunemente utilizzato per indicare in modo generico una macchina o più macchine fra loro collegate. Se si aggiunge al termine l’aggettivo ‘nuove’ si ottiene, sempre nel senso comune, l’indicazione di macchine che hanno a che fare con l’informatica e con il mondo dei computer» (L. Guerra, Tecniche e tecnologie per la mediazione didattica, in Id., a cura di, Educazione e tecnologie. I nuovi strumenti della mediazione didattica, Edizioni Junior, Bergamo 2002, p. 7). L’interesse per questo settore, in ambito educativo, si sviluppa in Italia a partire dagli anni settanta. Nel 1978 la casa editrice Loescher pubblica il Piccolo dizionario delle tecnologie educative, curato da B. Vertecchi e R. Maragliano. Iniziano ad essere proposti diversi termini a riguardo. L. Galliani, per esempio, propone l’espressione ‘tecnologie della comunicazione educativa’ (Cfr. L. Galliani, a cura di, Le tecnologie educative, Pensamultimedia, Lecce 1999). In ambito prevalentemente didattico per A. Calvani è più corretto utilizzare l’espressione ‘didattica tecnologica’, per riferirsi alle possibili applicazioni dei media nei processi di insegnamento e di apprendimento (Cfr. A. Calvani, Elementi di didattica. Problemi e strategie, Carocci, Roma 2002, pp. 106-110). Per un approfondimento in merito alla nascita delle ‘tecnologie educative’ si veda: S. Pinnelli, Le tecnologie nei contesti educativi, Carocci, Roma 2008, pp. 17-35.
  • [2] Cfr. L. Cottini, Didattica speciale e integrazione scolastica, Carocci, Roma, 2007, p. 159.
  • [3] Cfr. L. Ferreri, Handicap e tecnologie: quale connubio? L’esperienza del corso di Tecnologie per la riduzione dell’handicap, in «Ricerche di Pedagogia e Didattica. Journal of theories and research in education», vol. 6, n° 1, 2011, p. 1.
  • [4]Ad esempio, per citarne alcuni: HandiTecno, un progetto dedicato alle tecnologie a supporto della disabilità, sviluppato dal 2000 dall’INDIRE – Istituto Nazionale per la Didattica, l’Innovazione e la Ricerca Educativa – in collaborazione con il MIUR, (http://www.handitecno.it); PuntoEdu, un portale studiato dall’INDIRE inizialmente per la formazione in rete degli insegnanti e, successivamente, per il coinvolgimento di tutti gli attori del mondo della scuola, compresi gli studenti (http://www.puntoedu.indire.it); ForTic - Piano Nazionale di Formazione degli Insegnanti sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione – un’iniziativa avviata dal MIUR, nel 2002, per formare i docenti delle scuole sul piano tecnologico. Tanta attenzione alle tecnologie in ambito educativo è frutto delle politiche culturali scolastiche delle 3 I degli ultimi governi italiani.
  • [5] Direttiva Ministeriale, Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica, del 27/12/2012.
  • [7] Anche se le prime ‘macchine per insegnare’ sono nate alla Ohio University negli anni ’20 del secolo scorso, ad opera dello psicologo Sidney Pressey, tuttavia si è soliti fare riferimento al 1954, anno della pubblicazione del famoso articolo di Skinner, The science of learning and the art of teaching. Lo studioso, attraverso le ricerche di psicologia sperimentale, dà il via ad una serie di studi che, inizialmente, si concentrarono sull’interazione programmata e sull’impiego di macchine nei processi di apprendimento e, successivamente, sulla possibilità di usare la macchina con ‘pazienti’ con disabilità cognitiva (Cfr. S. Pinnelli, Le tecnologie nei contesti educativi, cit., p. 155).
  • [8] D. Ianes, Didattica speciale per l’integrazione. Un insegnamento sensibile alle differenze, Erickson, Trento 2005, p. 44.
  • [10] Direttiva Ministeriale, Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica, cit., p. 2.
  • [11] Circolare Ministeriale n° 8 del 6 marzo 2013, p. 2.
  • [12] Cfr. D. Ianes, Didattica speciale per l’integrazione. Un insegnamento sensibile alle differenze, p. 44.
  • [13] In proposito si veda: S. D’alessio, Decostruire l’integrazione scolastica e costruire l’inclusione in Italia, in R. Medeghini, W. Fornasa (a cura di), L’educazione inclusiva. Culture e pratiche nei contesti educativi e scolastici. Una prospettiva psicopedagogica, Franco Angeli, Milano 2011, pp. 69-94.
  • [14] G. Devoto, G.C. Oli, Dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze 2005, p. 628.
  • [15] Cfr. A. Calvani, Che cos’è la tecnologia dell’educazione, Carocci, Roma 2004, p. 49.
  • [16] Cfr. M. Attinà, Il puzzle della didattica. Paradigmi interpretativi della didattica contemporanea, Anicia, Roma 2004, p. 182.
  • [17] Il Word Wilde Web nasce intorno al 1990, ad opera di Tim Berners Lee (ricercatore presso il CERN di Ginevra), e si sviluppa successivamente, agli inizi del 1993, quando Marc Andressen ed Eric Bina (ricercatori presso il National Center for Supercomputing Applications dell’Università dell’Illinois) realizzano la prima interfaccia grafica multipiattaforma (browser), Mosaic, per l’accesso ai documenti pubblicati sul web. Per un approfondimento cfr. S. Pinnelli, Le tecnologie nei contesti educativi, cit., pp. 78-83.
  • [18] Cfr. R. Maragliano, Nuovo manuale di didattica multimediale, Laterza, Roma-Bari 2004, p. 41.
  • [19] Per un approfondimento sul tema dell’interazione tra il computer e l’uomo si vedano gli studi sull’ergonomia cognitiva. In proposito cfr. F. Di Nocera, Che cos’è l’ergonomia cognitiva, Carocci, Roma 2004; A. Calvani, Che cos’è la tecnologia dell’educazione, cit., p. 55.
  • [20] Cfr. D. Ianes, La speciale normalità. Strategie di integrazione e inclusione per le disabilità e i Bisogni Educativi Speciali, Erickson, Trento 2006.
  • [21] Cfr. L. Cottini, Didattica speciale e integrazione scolastica, cit., p. 170.
  • [22] Relativamente agli ausili tecnici per persone disabili, la classificazione ISO 9999 del 2002 definisce l’ausilio «qualsiasi prodotto, strumento, attrezzatura o sistema tecnologico di produzione specializzata o di comune commercio, utilizzato da una persona disabile per prevenire, compensare, alleviare o eliminare una menomazione, disabilità o handicap. L’ausilio è uno strumento (o utensile o apparecchiatura) che serve alla persona disabile e che aiuta a fare ciò che altrimenti non potrebbe fare; a farlo in modo più sicuro, veloce, accettabile psicologicamente; a prevenire l’instaurarsi o l’aggravarsi di una disabilità».
  • [23] Il termine tecnologie assistive, che è la traduzione in italiano dell’inglese Assistive Technology, è apparso in Italia con la legge n. 4 del 2004 “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, con la seguente definizione: «strumenti e soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici». Per un approfondimento sulle tecnologie assistive, si veda: S. Besio, Tecnologie assistive per la disabilità, Pensamultimedia, Lecce 2005.
  • [24] Per un approfondimento si vedano: AA.VV., Computers helping people with special need, 11th International Conference, ICCHP 2008, Linz, Austria, July 2008. Proceeding, Ed. Springer, Berlin Heidlberg, 2008; European Journal of Special Needs Education, The effectiveness of assistive techonologies for children with special need: a review of research – based studies, Vol. 26, Iusse 2, 2011.
  • [25] Cfr. L. Cottini, Didattica speciale e integrazione scolastica, cit., pp. 166-190.
  • [26] Il W3C nasce nel 1994 ad opera di Tim Barners-Lee e si occupa di definire le ‘linee guida’ dell’accessibilità web e di promuovere, anche, le ‘raccomandazioni’ sulla costruzione e sull’utilizzo di software.
  • [27] L’Universal Design deriva dall’incontro tra design accessibile (abbattimento di barriere) e tecnologie assistive. Gli oggetti e gli ambienti devono essere progettati in modo accessibile e usabile per tutti.
  • [28] Cfr. S. Pinnelli, Le tecnologie nei contesti educativi, cit., pp. 162-163.
  • [29] G. Flores d’Arcais, La cultura educativa, in Id (a cura di), Nuovo dizionario di pedagogia, Ed. Paoline, Roma 1987, p. 290.
  • [30] L. Cottini, Didattica speciale e integrazione scolastica, cit., p. 171.

Bibliografia

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  • Pinnelli S., Le tecnologie nei contesti educativi, Carocci, Roma, 2008.

Autore: Corrado Muscarà, già Assegnista di ricerca in Didattica e pedagogia speciale presso l'Università di Catania, è Dottore di Ricerca in Fondamenti e Metodi dei Processi Formativi; cultore di "Didattica e pedagogia speciale" presso l'Università di Catania e di "Pedagogia generale e sociale" presso l'Università di Messina; insegna (a contratto) discipline pedagogiche all'Università e in diversi corsi di alta formazione professionale. Autore di numerose pubblicazioni nell'ambito delle scienze dell'educazione, da anni svolge un'intensa attività di ricerca scientifica sul tema degli adolescenti a rischio psicosociale e su quello dell'inclusione scolastica delle persone con bisogni educativi speciali.


copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 9, settembre 2013

DOI: 10.4440/201309/muscara

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