Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

Tra mito e realtà: l'estate di Caronte

caronteIl traghettatore delle anime dei morti ritorna a definire un'estate rovente segnata da un caldo anomalo che rende la siccità una problematica ambientale critica e rilevante. L'aridità dei bacini idrici mette in serio pericolo le coltivazioni e il razionamento dell'acqua, in alcune regioni, potrebbe diventare operativo se le condizioni climatiche rimangono tali.

L'estate, periodo agognato di ferie e vacanze, rappresenta il desiderio di lasciare alle spalle le giornate grigie e fredde dell'inverno, il prima e il dopo sembrano apparire due rive opposte, ciò che si abbandona e ciò che si vuole raggiungere a tutti i costi. La metafora di Caronte sembra ancora più fantasiosa e irreale se pensiamo allo stato di aridità che prosciuga i grandi fiumi e rende impossibile la navigazione.

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L'odore del tempo

a scuolaDavanti a me, in prima elementare, sedeva una bambina con le trecce bionde, ben pettinate e simmetricamente disposte ai lati della testa, piccoli nastri bianchi chiudevano le estremità delle trecce lasciando liberi due piccoli ciuffi. Ero attratta dalla sua compostezza e dal suo ordine ma soprattutto dall'odore che emanava la sua persona: un misto di terra e di latte, di pane e di campagna. Possedeva un piccolo bastoncino di legno con il quale diligentemente portava il segno durante la lettura, un oggetto così semplice ed accuratamente levigato mi attraeva più di ogni altra cosa. Avrei voluto averlo tra le mani e mi sembrava che possedendolo, come con una bacchetta magica, avrei potuto toccare le immagini che si aprivano sul sussidiario e che annunciavano le stagioni con voli di rondini pettorute e fiocchi di neve su paesaggi incantati.

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I "cattivi" ragazzi

cattivi ragazziLa recrudescenza di atti violenti tra i giovani sembra un film già visto, anche se in questo periodo, in varie città italiane, si assiste sempre più spesso a scontri verbali e fisici molto accesi e incontrollati. Come sempre, nei dibattiti televisivi, ci si interroga sulle origini di questo malessere, di questa rabbia repressa che esplode e si configura come un trend quasi omologato, la accettata "normalità" che si manifesta nelle relazioni interpersonali e che dai ragazzi viene accolta senza riserve e perplessità, un modo di interagire spontaneo, la rottura di un fragile equilibrio nel quale la comunicazione appare uno strumento inutile e inadeguato.

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