Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIII, n. 9 - Settembre 2023

L'altra faccia del contagio

altra facciaLa pandemia serpeggia ancora come monito per chi pensava ormai superata la soglia di un evento sanitario globale senza precedenti, capace di stravolgere regole, convinzioni, relazioni, la quotidianità che tutto rende più normale e accettato come tale. Politica e sanità, uniti sotto lo stesso fronte, hanno, di volta in volta emesso ordinanze e restrizioni tese a monitorare e contenere la diffusione del virus con il sostegno puntuale e costante degli organi di informazione dai quali la collettività ha assorbito con obbedienza nuove regole e prescrizioni. Il pensiero critico e divergente ha subito attacchi ed emarginazione, che, soprattutto nei mass media, hanno trovato un bacino ideale per instillare sentimenti contrastanti e intransigenti, spesso non supportati da certezze, adeguata razionalità e buon senso.

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Il cerchio della vita

nonniLa prima volta che sono stata chiamata "nonna" mi ha fatto un certo effetto. Forse questa parola mi ricordava  un tempo che non avevo ancora percepito come naturale evoluzione del ciclo della vita, lo sentivo estraneo e pieno di archetipi che ad esso sono legati: vecchiaia, fragilità, distacco dalla realtà, solitudine ed abbandono. Poi mi sono abituata e ho scoperto che ogni volta la sua pronuncia mi inondava di calore e tenerezza perchè mi restituiva una infanzia viva e piena di incanto, il desiderio di immaginare e fantasticare, di conoscere e interpretare il mondo con gli occhi dell'innocenza.

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  • Scritto da Michael Van Stegeren
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Come affrontare una diagnosi di DSA

besUna diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento (o DSA) può lasciare inermi molte famiglie, specie se non hanno già avuto in precedenza esperienze simili con altri figli, e far moltiplicare i dubbi quanto al futuro scolastico del bambino. La buona notizia è che non solo il mondo della scuola è ormai attrezzato per venire incontro alle particolari esigenze di studenti con dislessia, discalculia e via di questo passo ma anche al di fuori non mancano soluzioni adatte ai bisogni formativi – e non solo – dello studente con DSA. Ecco, allora, qualche suggerimento a prova di genitori su cosa fare dopo una diagnosi di DSA.

Come affrontare una diagnosi di DSA? Due passi e qualche trucco

Il primo indispensabile passo è cercare alleati all’interno della scuola, tra gli insegnanti che già conoscono e seguono il bambino. Spesso sono del resto proprio maestre e professori ad accorgersi di comportamenti anomali che hanno a che vedere con la sfera dell’apprendimento e a segnalarli ai genitori perché possano provvedere adeguatamente. Anche una volta che il percorso medico con neuropsichiatra, logopedista, eccetera abbia confermato il sospetto di DSA, grazie alla loro esperienza e al fatto che ormai da anni seguono corsi di aggiornamento e fanno formazione specifica sul tema, dovrebbero rimanere un punto di riferimento per l’alunno e la famiglia. Tanto più che a loro tocca proporre in classe attività compensative e misure dispensative che assicurino all’alunno con DSA di raggiungere gli obiettivi formativi prefissati e di poter lavorare sullo sviluppo di apposite competenze e a colmare le più evidenti lacune. Più hanno esperienza nell’insegnamento, più sono dotati di empatia e di capacità di ascolto attivo e più i docenti riescono, però, in un obiettivo altrettanto fondamentale: far in modo che anche il bambino o il ragazzo che presenti disturbi specifici dell’apprendimento possa vivere una normale vita di classe e sia, cioè, perfettamente integrato nel gruppo dei compagni e possa condividere con questi quanto più momenti formativi possibile. Non sottrarsi ai colloqui docenti genitori e, anzi, chiedere di essere aggiornati periodicamente su quanto succede in classe è il modo più semplice per la famiglia per farsi aiutare dalla e aiutare la scuola nell’approccio con l’alunno con DSA. Ciò non esclude che possano essere i genitori a proporre attività ad hoc ai docenti, da svolgere nelle ore scolastiche e in compagnia della classe e in grado di stimolare il bambino o il ragazzo nell’apprendimento.

Come trovare un tutor per ragazzi con DSA per ripezioni e lezioni private

È più facile farlo soprattutto se si può contare sull’aiuto di un tutor DSA che segua il proprio figlio a casa, con i compiti, in una serie di attività di rinforzo che non hanno a che vedere solo con i programmi scolastici ma più in generale con lo sviluppo di una serie di competenze e abilità fini. L’insegnante privato di un alunno con DSA è, cioè, il perfetto intermediario tra scuola e famiglia e può proporre a maestri e professori e genitori soluzioni win win e che siano soprattutto proficue per la formazione del bambino o del ragazzo. Forse il secondo passo importante da compiere immediatamente dopo aver ricevuto una diagnosi di DSA per i propri figli è, cioè, cercare qualcuno che possa prendersene cura, almeno per quanto riguardo gli aspetti legati allo studio, nelle ore e nei momenti extra-scolastici.

Perché affidarsi a un professore privato per la dislessia e gli altri DSA

Vale tanto per quei genitori che hanno molti impegni personali o di lavoro e poco tempo e quanto per chi con più tempo a disposizione riuscirebbe pure a seguire passo passo i propri figli nei compiti: nel caso dell’alunno dislessico o con altri disturbi specifici dell’apprendimento, un insegnante privato non è un semplice insegnante di ripetizioni ma è un supporto in più per il bambino o per il ragazzo che, del resto, potrebbe aver bisogno di essere motivato innanzitutto psicologicamente a dedicarsi allo studio e farlo con impegno. Più il tutor è un tutor specializzato in DSA e più conoscerà e saprà adottare caso per caso trucchi che invogliano lo studente a mettersi sui libri o, meglio ancora, sarà in grado di inventare attività di studio poco tradizionali, divertenti e capaci di attirare l’attenzione del ragazzo e farlo restare concentrato nello studio, motivandolo e facendo in modo soprattutto che siano i buoni risultati ottenuti a spingerlo a continuare.

C’è un solo modo, del resto, da genitori e docenti di alunni con DSA per incentivare davvero i loro buoni risultati a scuola: fissare – e meglio se insieme – solo obiettivi realistici, non fare paragoni con gli altri studenti, celebrare ogni importante successo ottenuto.

 

 

  • Scritto da Gino Soldera ANPEP
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Manifesto per una nuova Scienza dell'Educazione

logoSempre di più i genitori sono impreparati ad affrontare un compito così complesso e
gravoso come quello dell’educazione dei figli. La società muta velocemente e fa poco
o nulla per aiutarli. Manca un’agenzia che si assuma questo delicato compito e che
cerchi di fare fronte con competenza e determinazione alle questioni aperte dalla sfida
educativa. La Scienza dell’Educazione, che finora ha operato a servizio della società
dei consumi facendo gli interessi di finanza, economia e politica, deve recuperare la
sua “mission” e porsi con coerenza e decisione al servizio dell’uomo, della famiglia e
dei suoi valori, pena il decadimento morale, civile e culturale della società futura
orientata sempre più verso un uso spesso improprio della tecnologia e incapace di
rispondere ai bisogni fondamentali dell’uomo. In questo senso deve cominciare ad
appropriarsi di alcune grandi verità riguardanti la promozione del benessere, della
salute e la prevenzione del disagio e della malattia, riportate qui di seguito:

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