- Scritto da Laura Alberico
- Categoria: La Bacheca dei Lettori
Gioventù bruciata
Anche se è il titolo di un famoso film, quello che è accaduto la notte di Capodanno non ha nulla a che vedere. L'irragionevole e tragica fine di tante giovani vite che si erano riunite per festeggiare il passaggio al nuovo anno ha sconvolto l'opinione pubblica, mettendo in risalto le scarse misure di sicurezza del locale adibito alla festa.

Il rapporto tra la scuola e la tecnologia è un tema che fa discutere già a partire dall’inizio degli anni 2010. In Italia, infatti, cominciarono a comparire le cosiddette “LIM”, ossia le Lavagne Interattive Multimediali, dove alcuni studenti delle scuole medie e superiori iniziarono a tracciare linee di geometria, svolgere equazioni di algebra e sfogliare pagine di antologia su questo nuovo, rivoluzionario dispositivo tecnologico. Quindici anni dopo, la tecnologia è ormai una parte integrante del tessuto educativo italiano, sebbene alcune scuole risultino maggiormente munite di altre sotto questo punto di vista. Ma qual è il punto della situazione?
Una frase buttata lì, tra convenevoli e frasi di circostanza, aveva lasciato in me un misto di nostalgia e rimpianto, uno spiraglio di luce dal quale assorbire l'essenza della vita oltre la vita, una rivelazione che, a tanti anni di distanza, spargeva semi di alleanza tra i meccanismi complessi della genetica e l'esperienza vissuta e consolidata.
Erano anni che lo incontrava nel quartiere. Aveva con sé un grosso zaino dove riponeva le sue cose, piccoli oggetti di uso quotidiano, ma soprattutto coperte per ripararsi alla meglio durante la notte. Estati e inverni,in un ciclo continuo, lo vedevano protagonista della strada, una presenza che sembrava compenetrarsi silenziosa sui marciapiedi, agli angoli delle strade, al margine della vita degli altri. Per un po' di tempo era sparito dalla circolazione, forse era tornato nel suo paese o aveva finalmente trovato una dimora stabile per vivere in modo più confortevole, al riparo delle intemperanze del tempo meteorologico. Lei se lo augurava, ma nello stesso tempo ne sentiva la mancanza e osservava con curiosità i luoghi dove giornalmente il vagabondo trascorreva il suo tempo cercando segnali di un suo passaggio. Nell'attesa di vederlo ricomparire, immaginava le parole che avrebbe potuto rivolgergli, domande da fargli, con semplicità, rispetto, consapevole che il suo mondo, nel bene e nel male, era lontano anni luce da quella normalità frenetica che avvolgeva persone, cose, eventi del tempo reale.