- Scritto da Laura Alberico
- Categoria: La Bacheca dei Lettori
I "cattivi" ragazzi
La recrudescenza di atti violenti tra i giovani sembra un film già visto, anche se in questo periodo, in varie città italiane, si assiste sempre più spesso a scontri verbali e fisici molto accesi e incontrollati. Come sempre, nei dibattiti televisivi, ci si interroga sulle origini di questo malessere, di questa rabbia repressa che esplode e si configura come un trend quasi omologato, la accettata "normalità" che si manifesta nelle relazioni interpersonali e che dai ragazzi viene accolta senza riserve e perplessità, un modo di interagire spontaneo, la rottura di un fragile equilibrio nel quale la comunicazione appare uno strumento inutile e inadeguato.


Nei dibattiti televisivi, sull'unico argomento che polarizza l'attenzione quasi voyeuristica dei media, i filosofi non si espongono, d'altronde chi fa del pensiero un atto libero, dinamico e dialettico non può sottoporsi a una gogna mediatica che procede ormai con sempre maggiore forza a separare i buoni dai cattivi con faziosità e spirito di portabandiera.
L'Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di ripresa del paese - , bensì qualcosa da cui dipendono anche la politica e l'economia. Si chiama "educazione". Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perchè attraverso l'educazione si costruisce la persona, e quindi la società.