- Scritto da Luciano Pasqualotto
- Categoria: Editoriali
Se non ora, quando?
L’enorme portata del flusso migratorio dal medio oriente e dall’Africa interpella l’Occidente con una forza senza precedenti. Si tratta di un vero e proprio esodo che ha non solo risvolti politici ma anche implicazioni culturali, morali, umanitarie, religiose.
Sul piano politico l’Europa si gioca la propria credibilità come istituzione sovranazionale, oltre le questioni economiche su cui finora ha centrato le relazioni tra i propri membri. Le migrazioni mettono in discussione le regole vigenti di circolazione delle persone, chiedono finalmente la definizione di una politica interna che vada oltre i nazionalismi e gli interessi di parte dei singoli Stati; sollecitano una politica estera unanime, più decisa rispetto agli sconvolgimenti che hanno interessato i Paesi che ne stanno ai margini e di cui le stesse migrazioni, con il loro carico di morte e dolore, rappresentano gli effetti.


Un anno difficile dal punto di vista dei bambini questo 2014. Lo ha riassunto Papa Francesco durante le celebrazioni di Natale.
La realtà cambia a seconda della prospettiva da cui la si osserva. E’ palese che economisti, strateghi e politici di ogni sorta, dal loro punto di vista, vedano un mondo che alla maggior parte delle persone è sconosciuto. Ma è da quella prospettiva che vengono prese le decisioni che influenzano, anche drasticamente, la vita di milioni di individui. E’ quella realtà, per molti incomprensibile, che viene raccontata nelle pagine dei giornali.