- Scritto da Luciano Pasqualotto
- Categoria: Editoriali
Spazi e tempi dopo l’emergenza: un impegno politico
I nostri vissuti sono fortemente condizionati dallo spazio e dal tempo, come ha chiarito Kant nell’Estetica Trascendentale. Questi due determinanti dell’esperienza quotidiana sono stati sconvolti dalle restrizioni imposte dal contenimento dell’infezione da coronavirus. Il tempo si è dilatato: per bambini e ragazzi non c’è più la campanella scolastica, i compiti, le varie attività a dettare il ritmo della giornata; molti adulti si trovano a lavorare da casa e, comunque, ad avere giornate da riempire. Contemporaneamente lo spazio fisico è stato limitato, non si può uscire dal proprio comune o, come in Veneto, allontanarsi da casa oltre i 200 metri.

Il Natale è l'occasione per provare a ribaltare le categorie che guidano i nostri giorni: grande è colui che si fa piccolo, la fragilità è dimostrazione di forza, l'umiltà non sminuisce la grandezza interiore.
L’enorme portata del flusso migratorio dal medio oriente e dall’Africa interpella l’Occidente con una forza senza precedenti. Si tratta di un vero e proprio esodo che ha non solo risvolti politici ma anche implicazioni culturali, morali, umanitarie, religiose.