- Scritto da Laura Alberico
- Categoria: Editoriali
Alfabetizzazioni
Sulle lettere dell'alfabeto vorremmo ripercorrere questa infinita pandemia, riappropriarci di una identità frammentata e insicura imparando, come i bambini alle prime nozioni, ad associare il significato delle cose alla loro reale concretezza ed essenza. Forse siamo ad un passo dal traguardo annunciato, un percorso altalenante fatto di paure, fragilità, trasformazioni che hanno cambiato radicalmente la nostra vita, il nostro modo di essere, di pensare, di agire.

Certamente non è stato un Natale come gli altri, troppi eventi hanno destabilizzato lo stato sociale, le relazioni e il contesto nel quale lavoro, economia, politica, sanità sono diventati un terreno di contrasti costanti e camaleontici. Ad inizio pandemia questo evento epocale ha unito l'intera popolazione in una stretta alleanza di intenti facendo leva sull'unità nazionale, un sentimento compatto di profondo risorgimento che ci ha reso partecipi di una battaglia su un unico fronte. L'Italia, popolo di santi, poeti e navigatori ha mostrato il meglio di sè recuperando il senso del dovere, della lealtà, della collaborazione. Ma il tempo non è sempre il rimedio di tutti i mali, su questa strada ormai tracciata sono venute a galla le criticità di un sistema già fragile e carente sul quale i poteri forti hanno esercitato leggi e ordinanze tese ad alzare un muro di intolleranza e rabbia sociale, armi sottili mascherate da buonismo e indiscussa infallibilità. Quello che appariva un fronte compatto si è disgregato generando una diaspora di ipotesi, interrogativi, riflessioni sulle origini, la gestione e il controllo di un evento macroscopico di rilevanza internazionale. Ancora oggi, a distanza di due anni, le domande sono ancora tante, nessuno può sentirsi sicuro di accettare e condividere in pieno un dettato amministrativo autoreferenziale che impone solo obblighi e divieti.
Il Natale e la neve, un binomio di sacralità che riempie le parole di un passato ancora tutto da inventare e desiderare. La lunga attesa sembra una scultura incompiuta che pian piano acquista contorni più definiti, desideri plasmati nel silenzio, istantanee di ricordi che come cristalli riflettono la luce in un cielo stellato. Il Natale torna sempre a sorprendere, fantasia e realtà che si specchiano l'una nell'altra, àncore di un porto sicuro nel quale riscoprire serenità e amore, accoglienza e vicinanza. Ci sono momenti nei quali le parole non dette emergono in una alta marea di pensieri, la libertà di aprire finalmente il guscio dei ricordi che chiedono ancora di rivivere, frammenti di una vita dimenticata che lascia tracce di sentimenti ed emozioni sbiadite dal tempo.
Suona la prima campanella per la maggior parte degli studenti italiani. Si riparte, come lo scorso anno, distanziati e con le mascherine, con le finestre aperte dell'aula. Gli insegnanti sono stati praticamente obbligati alla vaccinazione su base volontaria. Il ministro dell’Istruzione Bianchi promette le lezioni in presenza, ma con il preavviso che si chiuderanno le classi e le scuole dove si registreranno casi di positività al virus. Quanto tempo ci vorrà perché accada? Purtroppo, in